Renato Schifani, “giunco” di Governo e (ora) di lotta

sch

Secondo il vocabolario Devoto-Oli la coerenza è la “continuità logica o affettiva nel pensiero e nelle azioni”. Secondo Oscar Wilde, al contrario, “è l’ultimo rifugio delle persone prive di immaginazione”. Sotto questo secondo punto di vista, Renato Schifani appare molto più che una persone ricca di immaginazione, addirittura un dirompente creativo. Ma all’autorevole uomo politico da qualche anno inquieto, forse non dispiacerà, per le origini territoriali, l’uso di un proverbio siciliano per rappresentare le sue ardite acrobazie intellettuali: “Calati juncu ca passa la china”. Perché questa adattabilità del giunco alle tempeste contingenti (o alle semplici folate di vento) esprime perfettamente l’ “immaginifico” ondeggiare del senatore.

Ieri pomeriggio, ospite di Sky Tg 24 insieme al ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, ha difeso le sue nuove posizioni politiche con lo stesso ardore con cui sino all’altro ieri sosteneva le vecchie, non di diverso ma di opposto contenuto. Rientrato in Forza Italia dopo aver sostenuto a lungo il governo Renzi come capogruppo al Senato di Area Popolare, è stato immediatamente nominato da Silvio Berlusconi coordinatore della campagna per il “no” al referendum costituzionale. Eppure, alla vigilia del secondo voto a Palazzo Madama (gennaio scorso) in una intervista al “Giornale di Sicilia” illustrava le virtù del provvedimento spiegando che “sarà rafforzata e resa più efficace l’azione di governo, ma anche il confronto e la dialettica parlamentare perché la riforma rafforza complessivamente la forma di governo e il sistema dalle garanzie”. Da coordinatore del “no” forzista ora ovviamente sostiene che in caso di sconfitta, Renzi si deve dimettere. Ecco, invece, cosa diceva non più tardi di otto mesi fa: “Il referendum riguarda la riforma, i suoi contenuti, i benefici che potrà arrecare all’Italia e non è e non può diventare un plebiscito su una persona e sulla sua azione politica”. Più che cambiamento di opinione, una mutazione genetica, probabilmente determinata da una operazione a “cervello aperto”. Gli effetti di questo straordinario intervento chirurgico che apre una frontiera nuova nel campo della scienza medica, è verificabile anche su un altro tema: il ponte sullo Stretto. Qui, il Nostro, nella trasmissione televisiva ha con vigore sostenuto che la boutade di Renzi ha finalità soltanto elettorali, che non si possono prendere in giro i siciliani su un tema come quello del lavoro in maniera così cinica. Eppure era il 19 settembre del 2006 quando, in qualità di capo dei senatori forzisti, marciava, insieme a Totò “vasa vasa” Cuffaro, al sindaco di Catania, Umberto Scapagnini, a Gianfranco Fini e Stefania Prestigiacomo, da piazza Venezia a Palazzo Chigi per chiedere a Romano Prodi la realizzazione del manufatto sospeso nel vuoto. Come se non bastasse il 30 marzo scorso affiancava il ministro Angelino Alfano nella presentazione del disegno di legge per la costruzione del Ponte, affermando con rinnovata passione: “ L’opera si autofinanzia in gran parte… oggi siamo qui per chiedere che venga inserita tra le opere prioritarie di questo governo”. È evidente: siamo in presenza di un vero e proprio prodigio della neorochirurgia, meritevole di essere esibito e dottamente illustrato in tutte le università del mondo. Almeno così lo allontaniamo dall’Italia.

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

Rispondi