ll Ponte, una “bretella” tra due imbuti

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-di SANDRO ROAZZI-

L’uscita del Presidente del Consiglio sul ponte di Messina ha scatenato polemiche a non finire. Certo che se la esternazione punta anch’essa a ingraziarsi le popolazioni del sud con la promessa di lavoro in vista del referendum siamo oltre l’Achille Lauro (il sindaco di Napoli, armatore). Fa tristezza veder rispolverare pure il berlusconismo come termine di paragone. La pochezza di certo ragionamento politico e mediatico è sempre in grado di superarsi. Ma colpisce il fatto che nessuno praticamente abbia ricordato a Renzi che son passate poche settimane da un terremoto che ha riproposto la necessità di mettere in sicurezza il Paese prima di tutto, anche perche’ fra un po’ con l’autunno alle porte e le piogge del periodo rischiamo di rivivere vecchie scene: frane, fiumi che esondano, distruzioni.

Ma davvero la politica di oggi ha la memoria tanto corta? Altro che Ponte, opera che in un Paese che ha risolto i problemi essenziali potrebbe pure essere presa in considerazione. Ma la priorità qual è: fare il Ponte o salvare vite, tesori d’arte, attività economiche, bellezze naturali combattendo erosione, incuria e scelte sciagurate sul piano ambientale? Una discussione che evidentemente ai talk show e al circo Barnum dei soliti noti manco gli viene in mente.

Eppure un piano pluriennale di manutenzione del territorio creerebbe ben più di 100 mila posti di lavoro, oltre che rivitalizzare imprese e sperimentare nuove tecnologie. E poi: il Ponte non è la Piramide degli antichi egizi costruita da migliaia di persone a… mani nude. Oggi con gli strumenti tecnologici a disposizione l’occupazione prevalente è di macchine e robot… e meno male. I 100 mila posti di lavoro di conseguenza sono sulla carta. Ma a chi sarebbero poi destinati: a lavoratori calabresi e siciliani? Siamo certi che le professionalità che servono non arriveranno da altre realtà, compreso l’estero?

Gli ambientalisti hanno ripetuto infine il loro anatema: no a nuova cementificazione. Ma è solo una parte del problema. Senza un sistema infrastrutturale adeguato il Ponte diventerebbe una sorta di bretella che collega due imbuti. Non mi pare esaltante. Comunque niente paura. Fra qualche giorno le carte del Ponte torneranno nel cassetto. È stato il suo destino da decenni, lo sarà ancora.

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