Referendum tra sì e no: le ragioni degli schieramenti

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Lo scontro sul referendum costituzionale che presumibilmente si svolgerà a fine novembre, si è trasformato in una “guerra fratricida” all’interno del Pd. Ecco perché crediamo di fare cosa utile presentando i due documenti con i quali il comitato di ispirazione renziana che si aggrega intorno allo slogan “basta un sì” e quello del “laboratorio politico della sinistra per il no” illustrano le loro posizioni

Perché sì

Per superare il bicameralismo paritario

Finalmente l’Italia cesserà di essere l’unico paese europeo in cui il Parlamento è composto da due camere eguali, con gli stessi poteri e praticamente la stessa composizione. Il superamento del cosiddetto “bicameralismo paritario” servirà per ridurre il costo degli apparati politici e per rendere l’attività del Parlamento più rapida ed efficace. La Camera dei Deputati darà e toglierà la fiducia al governo, il Senato rappresenterà prevalentemente le istanze e i bisogni di comuni e regioni.

Per avere leggi in tempi più rapidi

Troppo spesso i cittadini hanno atteso per anni riforme e risposte concrete, che sembravano non arrivare mai. Se vincerà il Sì, finalmente le proposte di legge non dovranno più pendolare tra Camera e Senato, nella speranza che prima o poi si arrivi ad un testo condiviso fino alle virgole. Tranne che per alcune limitate materie, di norma la Camera approverà le leggi e il Senato avrà al massimo 40 giorni per discutere e proporre modifiche, su cui poi la Camera esprimerà la decisione finale. Più velocità non significa “più leggi”, ma risposte più tempestive da un Parlamento più credibile.

Per ridurre i costi della politica

Verrà ridotto il numero dei parlamentari, perché i senatori elettivi passeranno da 315 a 95 (più 5 di nomina del Presidente della Repubblica) e non percepiranno indennità; il CNEL verrà abolito, e con esso i suoi 65 membri; i consiglieri regionali non potranno percepire un’indennità più alta di quella del sindaco del capoluogo di regione e i gruppi regionali non avranno più il finanziamento pubblico; le province saranno eliminate dalla Costituzione. La riduzione di costi e “poltrone” restituirà credibilità alle istituzioni.

Maggiore partecipazione dei cittadini

La democrazia non si riduce solo al momento del voto, ma è un insieme di strumenti nelle mani dei cittadini per esprimere idee, proposte e bisogni. Con la riforma, la democrazia italiana diverrà autenticamente partecipativa: il Parlamento avrà l’obbligo di discutere e deliberare sui disegni di legge di iniziativa popolare proposti da 150mila elettori; saranno introdotti i referendum propositivi e d’indirizzo; si abbassa il quorum per la validità dei referendum abrogativi (se richiesti da ottocentomila elettori, non sarà più necessario il voto del 50 per cento degli aventi diritto, ma sarà sufficiente la metà più uno dei votanti alle precedenti elezioni politiche).

Per chiarire le competenze di Stato e Regioni

La riforma chiarirà e semplificherà il rapporto tra Stato e Regioni: con l’eliminazione delle cosiddette “competenze concorrenti”, ogni livello di governo avrà le proprie funzioni legislative. Si eviterà finalmente la confusione e la conflittualità tra Stato e Regioni che ha ingolfato negli scorsi 15 anni il lavoro della Corte Costituzionale.
Materie come le grandi reti di trasporto e di navigazione, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia o la formazione professionale saranno di esclusiva competenza dello Stato. Alle Regioni, oltre alle competenze proprie (come l’organizzazione sanitaria, il turismo o lo sviluppo economico locale), potranno essere delegate altre competenze legislative. Sarà un modo per promuovere le Regioni più virtuose.

Per aumentare la rappresentanza degli Enti Locali in Parlamento e in Europa

Il Senato diverrà finalmente il luogo della rappresentanza delle regioni e dei comuni, che potranno così intervenire direttamente nel procedimento legislativo attraverso i sindaci e i consiglieri che ne faranno parte. Per troppi anni, la loro limitata capacità di partecipazione alla formazione delle leggi dello Stato ha causato ritardi, conflitti e contenziosi. In più, il nuovo Senato dei sindaci e dei consiglieri sarà investito di una funzione molto importante: parteciperà alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea e ne verificherà l’impatto sui territori. E’ un compito decisivo, che consentirà all’Italia di rispettare “i patti”, di non commettere infrazioni e di evitare multe salate.

Perché No

Confutiamo punto per punto i principali argomenti con cui i fautori del “sì” difendono la riforma costituzionale:


1) “La riforma abolisce il bicameralismo perfetto; tra le democrazie parlamentari solo in Italia il Governo deve avere la fiducia di due camere.”

Risposta: Distinguiamo tra concessione della fiducia e bicameralismo perfetto, che esiste in numerosi paesi (ad esempio negli Stati Uniti). Durante il dibattito che ha preceduto il varo della riforma, vi è stato ampio consenso sul fatto che la fiducia al Governo dovesse essere data dalla sola Camera, ma occorreva allora o abolire il Senato o farne una vera Camera
delle Regioni come il Bundesrat tedesco. Invece, si è mantenuto il bicameralismo perfetto per le leggi costituzionali ed elettorali e per la ratifica dei trattati internazionali, il che avrebbe richiesto l’elezione diretta dei senatori. Hanno inoltre privato il Senato del più tipico potere di una Camera espressione dei territori: l`approvazione del bilancio e cioè la suddivisione delle risorse tra centro e periferia. Infine, solitamente nelle Assemblee rappresentative dei territori, questi sono rappresentati pariteticamente (come nel Senato USA). Nel futuro Senato italiano, al contrario. la sola Lombardia avrà il 17% dei seggi.


2) “La sinistra è sempre stata a favore del mono-cameralismo.

Risposta: Questo è vero per il Pci nella Costituente,Non è stato vero in seguito: i Costituenti avevano previsto durate differenziate per Camera e Senato. Il che avrebbe reso i Governi ancor pin soggetti al rischio di maggioranze diverse nelle due Camere. I primi Senati furono sempre sciolti in concomitanza con la fine della Camera, e agli inizi degli anni
’60 una riforma costituzionale introdusse il bicameralismo perfetto e paritario. il tutto con il consenso dei Pci. Il bicameralismo dunque è sempre stato di fatto accettato dal Pci. E’ opportuno eliminare oggi la doppia fiducia ma senza accusare i fautori del “no” di non
essere coerenti con le posizioni storiche della sinistra.


3) “Una sola Camera semplifica e accelera il processo legislativo
.”
Risposta: Falso. Con la riforma avremo 8 processi legislativi diversi a seconda dell’oggetto.Numerosissimi esempi mostrano che quando vi è una stessa maggioranza nelle due Camere il processo è rapidissimo. Il problema era dunque semplicemente quello di avere una legge elettorale che evitasse maggioranze diverse e un bicameralismo funzionale che assegnasse competenze diverse a Camera e Senato. Inoltre, con la riforma il Senato sarà a composizione variabile perché ogni consigliere regionale divenuto senatore decadrà col finire della legislatura di appartenenza. Idem per i sindaci. Ciò crea un problema per le leggi costituzionali che potrebbero essere sottoposte, in seconda lettura, a un`assemblea diversa nella composizione da quella che le ha approvate in prima lettura con evidenti problemi di legittimità costituzionale. In ogni caso la composizione variabile del Senato non dà alcuna garanzia che esso non abbia maggioranze politiche diverse da quella nazionale e non venga usato dalle opposizioni per rallentare il processo legislativo. L’opposto di quanto si voleva conseguire. Un vero pasticcio!

4) “Ora o mai più. Se si perde questa occasione la Costituzione non sarà mai più cambiata.”
Risposta: Falso. Dal 1948 la Costituzione è stata modificata e integrata ben 36 volte. Non c`è nessuna ragione per ritenere che non possa essere modificata in futuro. Su riforma del Titolo V, abolizione del bicameralismo perfetto, riduzione del numero dei parlamentari, abolizione di province e CNEL, etc. vi è ampio accordo.

5) “Correggeremo eventuali difetti in futuro.”
Risposta: Falso. Alcuni difetti sono stati introdotti per ottenere i voti necessari a far approvare la riforma in Senato. E’ il caso del nuovo regime delle Regioni: mentre con la pratica abolizione delle competenze concorrenti e l`introduzione della clausola di supremazia si sono private di competenze le Regioni ordinarie, si sono rafforzate oltre misura quelle a statuto speciale (con l`eccezione dell’Alto Adige, un vero residuato storico!), prevedendo che i loro statuti possano essere modificati con legge costituzionale solo previo consenso delle Regioni stesse. Insomma, per far approvare la riforma si è garantita l’eternità istituzionale a Sicilia&Co. Squisita prova di sensibilità istituzionale del nostro Premier.

6) “La riforma riduce i costi delta politica.”
Risposta: Falso. Abolire 315 senatori, ma non i loro futuri vitalizi, riduce i costi del Senato rappresentati da personale, pensioni, vitalizi, edifici solo di circa 40-50 milioni. Una cifra irrisoria rispetto ai costi totali della politica.


7) “Se vince il “no” cade il Governo e si va ad elezioni anticipate aumentando l’instabilità e penalizzando la ripresa economica. E’ la tesi di Confindustria, di Marchionne, etc. fatta propria da Panebianco sul Corriere
.”
Risposta: Lo stesso Premier afferma che le elezioni saranno nel 2018. Lo scioglimento delle Camere è comunque prerogativa del Capo dello Stato che presumibilmente prima rimanderebbe il Governo alle Camere con il probabile risultato di un Renzi bis o di un Governo tecnico. Quanto alla ripresa i dati dimostrano che le politiche economiche del Governo Renzi non la aiutano.

8) “La riforma ce la chiede l`Europa.”
Risposta: Falso. L’Europa ha approvato il Jobs Act e ci domanda una politica economica incentrata su investimenti, riforma fiscale, soluzione dei problemi del nostro sistema bancario, lotta alla disoccupazione giovanile e creazione di posti di lavoro, e non su misure estemporanee mirate al consenso elettorale. Riforma costituzionale e Italicum non rispondono alle richieste dell`Europa ma fanno parte di una abile strategia di comunicazione che si intensificherà nei prossimi mesi.


9) “La riforma rafforza la democrazia partecipativa e combatte astensionismo e crisi della politica
”.
Risposta: Falso. Il quorum per il referendum è stato eliminato solo se la proposta viene avanzata da 800.000 firme anziché 500.000. Di fatto il lancio di un referendum abrogativo reso più difficile. Quanto al referendum propositivo esso potrebbe aumentare anziché ridurre il distacco tra élite politiche ed elettori, come mostra la vicenda Brexit. Al contrario delle leggi di iniziativa popolare rimesse al potere di modifica del Parlamento, i referendum propositivi verranno decisi da un sì o un no senza alcuna possibilità di modifica. Potenziare strumenti che affrontano decisioni complesse riducendole ad una rozza alternativa tra approvazione e rifiuto non rafforza, bensì indebolisce, la democrazia rappresentativa.


10) “Riforma costituzionale e legge elettorale non sono tra loro legate. La Costituente scelse non a caso che le leggi elettorali fossero leggi ordinarie
.”
Risposta: i padri costituenti vollero lasciare la possibilità di adattare la legge elettorale al mutare dei tempi, ma erano ben consapevoli che governabilità e rappresentatività sono il
prodotto di un “combinato disposto.` di norme costituzionali ed elettorali. Giusto quindi esaminare la riforma costituzionale anche alla luce dell`Italicum. E’ giusto sostenere che il sommarsi di un abnorme premio di maggioranza alla nomina dei capilista e alle candidature
plurime dà al leader del partito vincente una forte possibilità di controllare la nomina del Presidente della Repubblica e, suo tramite e tramite i membri eletti dal Parlamento, una notevole influenza sulla Corte Costituzionale. Si aggiunga che il Premier avrebbe inoltre, anche laddove sfiduciato, sufficiente forza per impedire la formazione di un nuovo Governo condizionando cosi il potere di scioglimento della Camera del Presidente della Repubblica.
In altre parole, l’Italicum incide profondamente sull`equilibrio tra poteri indebolendo il
sistema complessivo di checks and balances.

In aggiunta a quanto detto bisogna ricordare che:

* Senza il premio di maggioranza del Porcellum. dichiarato incostituzionale dalla Corte, non ci sarebbe stata una maggioranza a favore della riforma. La Costituzione viene riformata grazie ad una maggioranza creata da una legge incostituzionale. Contrariamente alla Carta unitaria del 1948 la sua legittimità non può dunque che essere scarsa.
* La maggioranza che ha reso possibile approvare la riforma viene dalla “non vittoria” di Bersani, che non la voterà. La riforma, insomma, si fonda su una legge incostituzionale ed è disapprovata da chi l`ha resa possibile.
* La riforma modifica la forma di Governo non con una scelta in Costituzione, ma attribuendo al Premier, attraverso la legge elettorale, un controllo assoluto sull`attività legislativa e un`influenza determinante sulle stesse autorità di garanzia. Salta ogni equilibrio tra poteri.

Infine:
* I fautori del “sì” evitano di ricordare che la riforma ha perso l’occasione di introdurre in Costituzione alcuni importanti istituti su cui si era da tempo formato un ampio consenso. Per chi aveva posto come obiettivo delta riforma ii rafforzamento dell`Esecutivo. è una palese contraddizione non aver attribuito al Premier il potere di nomina e revoca dei ministri e non
aver introdotto in Costituzione la “sfiducia costruttiva” (istituto alla base del più stabile dei governi europei: il cancellierato tedesco). Né vale argomentare che non si è voluto modificare la forma di Governo o incidere sui poteri del Presidente della Repubblica dopo che si è scelto di modificare forma di Governo e poteri del Presidente non in sede di riforma costituzionale ma, surrettiziamente, grazie alla legge elettorale, Una ragione di più per valutare unitariamente riforma costituzionale e legge elettorale e per respingere entrambe se non adeguatamente modificate.

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

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