E il governo “cancella” i lavoratori dal futuro

IMG_8007.JPG

-di SANDRO ROAZZI-

Buone notizie dall’Istat, la recessione è finita un anno prima, nel 2014, anche se in pochi se ne sono accorti. Forse per distrazione, forse perché nel frattempo le diseguaglianze continuavano a crescere, forse perché parecchi italiani faticavano ad arrivare alla fine del mese. In quest’ultimo caso non potendo più dare la colpa alla crisi si potrebbe parlare di… coerenza. In compenso nel 2015 il Pil è stato più magro, lo 0,7%, un valore che forse si pareggerà nell’anno in corso… O si arriverà allo 0,8%. Insomma sempre di decimali si tratterà.

Dagli studi Onu altra tegola: dal 2017 al 2015 l’attività produttiva è calata del 22%, gli investimenti di cinque punti. Non consola il fatto che è una situazione alle nostre spalle, visto che le conseguenze di questa restrizione della base produttiva oggi si combattono con maggiore difficoltà, stante la condizione incerta del mercato mondiale e i veloci cambiamenti tecnologici e nella organizzazione del lavoro in corso.

Resta un mistero, per ora almeno, l’ atteggiamento del Governo nei confronti delle forze sindacali. Sulle pensioni coinvolge le confederazioni su problemi che attendono soluzione ma che, a meno di sorprese, non sono una vera e propria riforma (difficile pensare ad una vera stagione di flessibilità). Si punta a cancellare alcune iniquità e questo, se l’esito sarà positivo, è certamente un buon segnale.

Invece sul futuro lo stesso Governo appresta un piano sull’innovazione tecnologica, ambizioso quanto necessario, ma se lo fa in casa invitando probabilmente Confindustria ma lasciando il sindacato fuori della porta. Si potrebbe persino pensare che sui guai del presente i sindacati possono essere utili, sulle prospettive invece se ne può fare a meno. C’è tempo per vanificare questo pensiero… maligno, ma è indubitabile che sbarcare sul pianeta industria 4.0 vuole dire affrontare in termini molto diversi da ieri le questioni della occupazione e delle relazioni industriali. Tenendo conto poi delle conseguenze di questa rivoluzione nell’economia, altrettanto ampie nel medio periodo, che riguarderanno anche i servizi.

C’è da sperare allora che si concluda in modo utile la partita pensioni e si apra poi con la stessa disponibilità a discutere con tutti quella sul futuro economico del Paese. Sempre che gli interlocutori si attrezzino adeguatamente. Un tempo il sindacato di fronte alle novità si mosse giocando anche la carta di un proficuo rapporto con la cultura. Oggi l’apporto di esperienze culturali in grado di riportare anche il meglio di quel che succede nel mondo potrebbe essere altrettanto prezioso. Bisogna tendere la mano però.

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

Rispondi