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Junker, tra resa europea e ammonimenti


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-di SANDRO ROAZZI-

La Fed non tocca i tassi negli Stati Uniti inquieti e in attesa delle elezioni presidenziali, la banca centrale del Giappone va avanti per la sua strada. Si direbbe che non c’è nulla da segnalare ed invece no: salgono le quotazioni dell’incertezza e non è un buon segno per l’economia mondiale. È come se tutti si affannassero ma nel frattempo hanno perso la bussola. Che non e’ fatta solo di ricette economiche ma valoriali. In entrambi i casi a quanto pare il piatto piange.

L’Europa non è un’eccezione se il Presidente della Commissione europea Jean Claude Junker afferma a chiare lettere che la situazione non è buona e soffre di rischi pericolosi. Ma nessuno si commuove e anche questo è un brutto segno. Del resto l’attuale gestione non è certo senza pecche: screditata come euroburocrazia, fallimentare nell’affrontare la vicenda Brexit, vanta per bocca di Junker risultati sul piano occupazionale ma la crescita è deludente e la Bce svolge una supplenza che non è infinita. Tornano al nodo allora i punti deboli e a seguire i ragionamenti tedeschi e di Bruxelles l’ Italia è considerata tale. Tanto che Junker ammonisce sulla flessibilità Palazzo Chigi a non tirare troppo la corda. L’Italia di flessibilità ne avrebbe incamerata già 19 miliardi, quasi due terzi della manovra di quest’anno, altro che rigore, si ricorda dall’Unione.

Prodromi di un braccio di ferro? Il dubbio viene. Junker come al solito mischia altolà e riconoscimenti: l’Italia viene elogiata per come gestisce l’ immigrazione. Ma non c’è da illudersi, quando si tocca il tasto soldi e ancor più le sorti della moneta unica la musica cambia. Ora è da vedere come potrà muoversi il Governo. Il primo appuntamento è quello sulle pensioni che dipende appunto principalmente dalle risorse a disposizione. Poi c’e’ il capitolo crescita per il quale serve uno sforzo considerevole per uscire dal pantano della stagnazione incombente. Infine c’è la scommessa sul futuro: l’innovazione per la quale un piano il ministro Carlo Calenda lo ha anche se meriterebbe un confronto ampio, ma è bisognoso anch’esso di risorse, senza sembrerebbe un sogno nel cassetto pur se ambizioso e, soprattutto, necessario.

Per non parlare dei miliardi indispensabili a evitare gli aumenti dell’Iva e delle accise. E il terremoto… Renzi ha alzato la voce sul piano internazionale, l’ha resa più conciliante sul piano interno. In poche settimane si vedrà se è una scelta che paga. Viceversa potrebbe tornare di moda una parola poco rassicurante: instabilità.

 

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