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La cattiva scuola (2) delle classi pollaio


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-di VALENTINA BOMBARDIERI-

La campanella è suonata. L’anno scolastico è ricominciato. Non senza problemi. Abbiamo deciso di analizzare quali sono i punti di debolezza della scuola italiana. Il primo punto da affrontare è sicuramente quello della formazione delle classi.

Le cosiddette “classi pollaio”. Gli studenti stipati in una classe sono dai 30 ai 40, come è stato denunciato da una scuola media di Roma, dove in una classe ci sono ben 32 ragazzi.

Ciò è legale? Non proprio. Vediamo perché.

La consistenza numerica degli alunni per classe è disciplinata dal Decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, al quale si fa riferimento annualmente nella circolare ministeriale sulla consistenza della dotazione organica per ogni scuola di diverso ordine e grado.

In base alla normativa vigente “le classi sono costituite secondo i parametri e i criteri stabiliti nel decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009. Le classi iniziali di ciclo delle scuole e degli istituti di ogni ordine e grado e le sezioni di scuola dell’infanzia sono costituite con riferimento al numero complessivo degli alunni iscritti. Determinato il numero delle predette classi e sezioni, il dirigente scolastico procede all’assegnazione degli alunni alle stesse secondo le diverse scelte effettuate, sulla base dell’offerta formativa della scuola e, comunque, nel limite delle risorse assegnate. L’applicazione della circolare ministeriale 8 gennaio 2010, n. 2, relativa alla distribuzione tra le classi degli alunni con cittadinanza non italiana, non può comportare incrementi al numero della classi stesse.”

Quindi i dirigenti scolastici provvedono alla formazione delle classi. Quando possono creare una classe con più studenti? “Solo in caso di inderogabili necessità legate all’aumento effettivo del numero degli alunni rispetto alle previsioni, previa autorizzazione del dirigente preposto all’Ufficio scolastico regionale, secondo i criteri ed i parametri di cui al presente regolamento.”

Passando ai numeri. E alle singole realtà potremmo riassumere il contenuto del decreto in maniera schematica:

  • Scuola dell’infanzia: il numero dei bambini nella classe può variare da 18 a 26, salvi i casi di presenza di alunni disabili, senza superare il numero di 29 alunni per sezione.
  • Scuola Primaria: classi formate da un numero di alunni che può variare tra minimo 15 e massimo 26 alunni, senza superare il numero di 27 alunni per sezione.
  • Scuola Secondaria di I grado: classi composte da non meno di 18 e non più di 27 alunni. Senza superare il numero di 28 alunni per classe.
  • Scuola Secondaria II grado Le classi del primo anno di corso degli istituti e scuole di istruzione secondaria di II grado sono costituite, di norma, con non meno di 27 alunni, senza però superare il limite di 30 ragazzi.

Nell’art. 5 avente come oggetto “Classi con alunni in situazione di disabilità”, al comma 2 viene specificato che le classi iniziali dove sono presenti alunni disabili non possono superare il limite di 20 alunni, per ovvi motivi di esigenze formative degli studenti con disabilità.

Le regole quindi ci sono. Sono anche molto chiare. Ma non vengono rispettate, comportando seri problemi sia dal punto di vista didattico che dal punto di vista della sicurezza.

Gli alunni si trovano a seguire le lezioni stipati in un aula mentre i docenti devono lavorare con troppi ragazzi, con la difficoltà oggettiva di seguirli tutti. Si tratta di classi fuori legge, che nonostante la “buona scuola” di Renzi continuano a esistere. Il presidente del Consiglio e il ministro Giannini hanno utilizzato la frase “Mai più classi pollaio” come una parola d’ordine della Buona Scuola , con la promessa che le cose sarebbero sicuramente cambiate in meglio con le nuove regole, con le assunzioni di tanti precari e anche con l’impegno preso sull’edilizia scolastica. Ma si sa che oramai per le bugie potrebbero vincere il Nobel.

“Il dirigente scolastico, nell’ambito dell’organico dell’autonomia assegnato e delle risorse, anche logistiche, disponibili, riduce il numero di alunni e di studenti per classe rispetto a quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, allo scopo di migliorare la qualità didattica anche in rapporto alle esigenze formative degli alunni con disabilità.” Così recita la legge 107, meglio nota come “buona scuola”.

Ma si sa quest’anno la scuola è già cominciata e non è materialmente possibile una applicazione immediata. “Buona la prossima”, almeno si spera.

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