Il crepuscolo di Frau Angela tra urne e sondaggi

 

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-di ANTONIO MAGLIE-

Il settembre di Angela ha i colori tristi di novembre: cieli scuri, foglie cadute e tramonti troppo repentini, tutti segni di un’estate ormai lontana e dell’inverno troppo vicino. Lei, in fondo, che si non è mediterranea forse è più abituata di noi. Ma se questo vale dal punto di vista della meteoropatia molto meno conta dal punto di vista della politologia dove gli uomini di potere sperano di poter essere baciati dalla stessa sorte di Carlo V d’Asburgo sul cui regno il sole non tramontava mai. Non tanto dal punto di vista dell’estensione geografica (per quanto grande sia la Germania non è certo un impero), ma da quello del prolungamento temporale. Aveva (ed ha ancora) un sogno, la Merkel: emulare il suo pigmalione, Helmut Kohl, sedici anni alla cancelleria, quattro mandati tondi tondi. In fondo manca poco: solo un’ultima conferma, il prossimo anno.

Ma la caducità del destino umano è un po’ come le foglie che rinsecchendosi cadono in autunno. E l’autunno di Angela si consuma tra la sua casa politica (Meclemburgo) e quella, come dire, adottiva, di potere (Berlino). Laddove viene eletta il suo partito ha lasciato sul terreno il quattro per cento, dopo averne perduto per strada un altro cinque nelle consultazioni precedenti; laddove “regna” ha visto il consenso della Cdu crollare al 17,6 per cento cosa che la obbliga addirittura a far festa per il fatto di non essere stata scavalcata al secondo posto nella classifica delle locali forze politiche.
Lo scorso anno, ad agosto, i giornali tedeschi bene informati avevano annunciato che avrebbe annunciato la sua (ri)candidatura agli inizi del 2016. Poi è arrivata la crisi dei migranti, i tentennamenti, il capodanno di Colonia e l’appuntamento è saltato nel silenzio generale. Nel frattempo si avvertivano i primi scricchiolii. Le critiche dello storico “gemello” bavarese, la Csu, persino le iniziative del Pigmalione che in primavera apriva la porta della sua casa all’ungherese Orban: faccia a faccia tra l’uomo che un muro l’aveva fatto crollare e l’uomo che un muro l’ha tirato su.

Nel mezzo considerazioni espresse per posta elettronica (Kohl parla con una certa difficoltà per via di un ictus) dal Pigmalione anche a proposito dei migranti: “La soluzione è nelle regioni colpite non in Europa”. Valutazioni che possono rendere felice Orban ma non la Merkel che le ha vissute come uno smarcamento. Insieme ad altre pronunciate precedentemente (“Se fossi stato cancelliere non avrei mai dato il mio consenso all’ingresso della Grecia nella zona euro senza riforme essenziali per questo paese”). E per quanto ottantaseienne e malandato, “sporcato” da una vicenda di tangenti che lo ha obbligato a farsi da parte, i tedeschi continuano a considerarlo una sorta di nume tutelare.

In ogni caso l’annuncio della candidatura non è arrivato mentre sono puntualmente spuntati i sondaggi (che in Germania funzionano meglio che in Gran Bretagna, in Spagna e in Italia) che annunciano una certa freddezza dell’elettorato nei confronti di Frau Angela: la metà preferirebbe a questo punto che seguisse l’esempio di Kohl evitando di ripresentarsi alle prossime consultazioni nazionali. Opinione che i berlinesi hanno espresso nel segreto dell’urna, peraltro piuttosto affollata (66,9 per cento di votanti con un incremento del 6,7 rispetto alla precedente consultazione). La Cdu è scesa al 17,6 per cento (-5,7). Non è andata benissimo nemmeno alla Spd (21,6, -6,7) che però resta il primo partito. Anzi la situazione per la Merkel si è anche complicata perché la grande coalizione che regnava anche qui non è più riproponibile avendo perso 17 seggi ed essendo così scesa abbondantemente sotto gli 81 necessari per la maggioranza. Al contrario unendo quelli di Spd (38, -9), della Linke, terzo partito (15,6, + 3,9; 27 seggi con otto in più) e i verdi (che hanno gli stessi seggi della Linke avendone perso otto ed essendosi attestati al 15,2 per cento) si ottiene un totale di 92, cioè una maggioranza abbondante.

Numeri che stanno progressivamente raffreddando l’interesse dei socialdemocratici nei confronti della grande coalizione, raffreddamento che ha consentito a livello nazionale di far salire il consenso nei sondaggi al 22 per cento dopo aver toccato un misero venti. L’autunno di Angela è fatto di difficoltà all’interno e di isolamento all’esterno. Alternativa per la Germania (Afd) ha sfondato anche a Berlino (città notoriamente “rossa”) dove ha raccolto il consenso del 14,2 per cento dell’elettorato (in buona parte proveniente da quei berlinesi che nella precedente tornata avevano disertato le urne). Una prestazione straordinaria perché è la prima volta che un partito “al debutto” raggiunge la doppia cifra.

La durezza dei tempi è confermata dai sondaggi con la Cdu che sembra godere attualmente del favore solo del trenta per cento dei tedeschi. Ma se la strada della grande coalizione dovesse essere negata, a quel punto al partito della Merkel resterebbe una sola alternativa: la peggiore. Risultato: l’Europa è attesa a un anno di grandi fibrillazioni.

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