Se un sindaco (Raggi) insulta i “concittadini” giornalisti

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-di ANTONIO MAGLIE- 

Cara Sindaca Virginia Raggi ho letto che lei, ai giornalisti che l’assediano sotto casa, ha dedicato un post su Facebook di questo tenore: “Mi fate un po’ pena, a dire la verità, tutta la vita ad aspettare che qualcuno inciampi… Forse siamo al giornalismo 3.0. Ad ogni modo se faccio presto oggi butterò l’immondizia: state pronti! Sia mai sbagli bidone potete vincere un Pulitzer”. Una dichiarazione decisamente poco istituzionale perché semmai, tra quei giornalisti che fanno “un po’ pena” c’è anche qualche buon cittadino romano che paga le tasse che servono a finanziare tutta l’attività della città, comprese quelle che lei svolge nel suo comodo studio in Campidoglio. Questi “ragazzi” saranno pure cattivelli, ma lei, cara sindaca, a tutti loro non deve degli insulti ma dei rendiconti. Per quanto riguarda il Pulitzer, poi, non è che nel mondo lo abbiano vinto in tanti così come non risulta che tra di voi (Dario Fo a parte, ma all’epoca faceva ancora parte di un’altra storia) vi sia qualcuno che abbia ottenuto il Nobel per meriti politici a meno che non ne sia stato predisposto uno speciale per chi organizza “Vaffa-Day”.

Ciononostante la capisco: si sente sotto assedio. Ma se proprio voleva una vita tranquilla, avrebbe dovuto scegliersi un altro mestiere: in fondo quando era un oscuro avvocato dello studio Sammarco nessuno l’attendeva sotto casa pronto a controllare l’inappuntabilità nella distribuzione delle buste dell’immondizia nei cassonetti deputati, nessuno avrebbe fatto caso all’eventuale inserimento del cosiddetto “umido” nel contenitore riservato alla plastica o al “non riciclabile”. Però, ha deciso di fare il sindaco. Onori e oneri: prima delle elezioni non sembrava infastidita dal corteggiamento dei giornali di mezza Europa; non si deve sentire infastidita nemmeno dall’eccesso di attenzione che adesso che le cose non vanno poi così bene quei “penosi” (unico aggettivo che traduce il “fate un po’ pena”) cronisti le riservano. È la politica, bellezza. Ed è la Capitale. Non avrà dimenticato il tempo in cui orde di giornalisti inseguivano, anche “aizzati” dagli esponenti del Movimento 5 stelle, Ignazio Marino; la ricerca del menù consumato dall’allora sindaco con annessa identificazione dei commensali per via di “scontrini” (materiale “sensibile” nel suo Movimento) che non sembravano legati ad attività istituzionali; la metamorfosi di quelle medesime “orde” in plotoni di vigili urbani intenti all’accerchiamento della famosa Panda Rossa in divieto di sosta.

Si sa, a Grillo i giornalisti non piacciono, nonostante gran parte del suo successo sia legato alla popolarità acquisita nella trasmissione di Pippo Baudo il quale, da navigato “lupo di mare”, non solo davanti al “circo mediatico” non manifestava segni di fastidio, ma si sfregava le mani nel momento in cui si dilatava a dismisura facendo impennare lo share e gli indici di gradimento. Ma lei, cara sindaca, per il suo ruolo istituzionale, dovrebbe fare maggiore attenzione, evitando di assumere atteggiamenti che, al contratto del suo capo-partito (o capo-popolo), non può permettersi. A maggior ragione, poi, in quanto espressione di una forza politica che sproloquia di “democrazia diretta”. La democrazia, tanto quella rappresentativa quanto quella diretta, ha bisogno dell’informazione che non sempre può essere come lei la preferisce. Gli eccessi? Quelli non sono appannaggio esclusivo dell’Italia. Dopo il malore di Hillary Clinton, alcuni hanno ricordato che Barak Obama, prima delle elezioni, fu costretto a far pubblicare un rapporto di quattrocento pagine sul suo stato di salute. A lei, in fondo, nessuno ha chiesto la cartella clinica.

Non piacciono i giornali? Il mondo è bello perché è vario e non tutti amano informarsi attraverso il web; ci sono altri mezzi e bisogna prenderne atto. Anche perché tutti gli strumenti del pianeta dell’informazione sono a “rischio manipolazione”. A cominciare proprio dal Web che a parere di numerosi esperti (non giornalisti, ma illustri professori che insegnano in diverse università del pianeta) è la realtà maggiormente esposta a questo rischio (e alle “bufale virali”). Lei poi, cara sindaca, avendo frequentato giurisprudenza, dovrebbe farsi raccontare cosa diceva oltre quarant’anni fa un illustre docente di diritto privato, nell’aula magna affollata sino all’inverosimile, della Sapienza, aprendo le lezioni del nuovo anno accademico: “non importa quel che farete ma come lo farete”. Questo significa che bisogna portare rispetto per chiunque si guadagni da vivere lavorando. Anche perché in quella folla di cronisti vi sarà sicuramente qualcuno che racconterà i fatti per quel che sono e non perché qualcuno “ha ordinato”, come dice lei, di “catturare… un dito nel naso, i capelli fuori posto, mio figlio che magari fa i capricci, per dire che sono una madre snaturata” (le ricordo, però, che è stata lei a portarlo nella Sala Giulio Cesare e a esporlo ai flash). E poi, cara sindaca se a distanza di tre mesi dalla sua vittoria sul cancello di ingresso della sua giunta c’è ancora il cartello “lavori in corso” forse invece di prendersela col prossimo, farebbe bene a prendersela anche un po’ con se stessa e, semmai, con qualche suo compagno d’avventura.

antoniomaglie

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