Aumenta l’occupazione ma in lontananza ci sono nubi

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-di SANDRO ROAZZI-

Il secondo trimestre del 2016 porta buone nuove all’economia e al Governo. Splende il sole sul lavoro? Prudenza, un po’ di luce c’e’ ma semmai si può palare di un… sole assai velato, perché l’indubbio progresso segnalato dall’Istat pare appeso ad una situazione che proprio l’Istat continua a definire di rallentamento economico. Inoltre luglio già appare assai meno rassicurante se si escludono i fattori stagionali dell’estate e questo è un brutto segnale soprattutto per la prospettiva dell’autunno. Non si dimentichi che nel frattempo stanno salendo i licenziamenti.

Intanto, stando ai dati Istat nel secondo trimestre l’aumento dell’occupazione sfiora il punto percentuale (0,8%) pari a 189 mila posti di lavoro, con un balzo però più accentuato del lavoro a termine (+3,2%) ed il ritorno del segno più fra gli indipendenti (+1,2%), mentre viaggia a ritmi ben più bassi l’incremento del tempo indeterminato (+0,3%) frutto probabilmente di processi residui di stabilizzazione del rapporto di lavoro in particolare nell’industria (effetto finale di quel che resta degli incentivi che fanno la fortuna, declinante, del Jobs Act) che però sembra stia entrando in una fase di ristrutturazioni non benevole per il lavoro. In realtà i quasi 200 mila posti in più sono una sorta di trascinamento degli incentivi nel corso di questi mesi di vigenza che hanno fatto apparire i meriti del Jobs Act ben superiori alla realtà.

La novità resta la crescita dell’occupazione nella fascia di età giovanile, soprattutto donne ed al sud, mentre prosegue quella inarrestabile degli over 50 grazie soprattutto alla legge Fornero che sbarra la strada per la pensione. Flette soprattutto il numero dei giovani che non studiano e non lavorano, piaga nella piaga, ed è indubbiamente un buon segno. Ma quanto durerà? Il mercato del lavoro infatti pare essere quanto mai fragile e fluttuante: lo dimostra la quota degli inattivi che oscilla fra rialzi e cali come in questo periodo. Occorre quindi attendere settembre, mese di riapertura della attività economica e nel quale comincia per giunta a svanire l’effetto stagionale per capirne di più.

Del resto non tutti i settori sono uguali: ad esempio le ore lavorate nell’edilizia sono calate di un 4% tendenziale. Il ritorno alla crescita non è impresa da poco. Si potrebbe dire… tutto da costruire ancora. Del resto la perdurante inerzia degli investimenti non depone bene per il futuro. Senza investimenti mirati anche il Jobs Act resta un titolo vuoto. Come lo sarebbe stato senza gli sgravi contributivi.

In questi giorni si discute già di legge di stabilità. Le scelte che si faranno appaiono a maggior ragione cariche di forti responsabilità per gli anni a venire. Non si dimentichi che, solo per restare in ambito statistico, con il Jobs Act e le altre modifiche apportate sul capitolo ammortizzatori sociali, nei prossimi anni la scomparsa di strumenti come la cig potrebbe comportare un forte aumento dei numeri riferiti alla disoccupazione. È tutto ciò si incrocerà con una prevedibile intensificazione del ricorso alle nuove tecnologie ed alle reti che cancelleranno molti posti di lavoro tradizionali. Non previsioni, queste, ma processi in atto in tutto il mondo. E il nostro Paese fa parte di questa terra fino a prova contraria. Bene sarebbe allora tenere i piedi ben piantati… sulla terra e dedicare l’entusiasmo a disegnare un futuro che non sia popolato da incubi ma da speranze.

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