Se a richiamare il rigore fiscale è un olandese…

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“Il mio messaggio alle multinazionali è: state combattendo la battaglia sbagliata. È tempo di voltare pagina, i tempi stanno cambiando. Dovete pagare le tasse in modo corretto, parte negli Usa e parte nell’Ue. Preparatevi a farlo”. La presa di posizione non lascia spazi a equivoci. Strascico del caso Apple e della decisione della commissaria danese Vestager di presentare un conto salato all’azienda di Cupertino che di imposte ne ha risparmiate fin troppe grazie alla compiacenza del governo irlandese. In fondo, pretendere che le aziende paghino il dovuto e che in Europa gli Stati non si facciano più la concorrenza concedendo condizioni di miglior favore fiscale a quelle aziende straniere che decidono di trasferire all’interno dei propri confini le loro sedi, è decisamente cosa buona e giusta. Però a lanciare questo messaggio è il presidente dell’ Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem che per essere coerente con quel che dice dovrebbe contemporaneamente avviare una azione nei confronti del suo governo nazionale visto che, in fondo, da un punto di vista fiscale le stradine tra i canali di Amsterdam (come dimostra Fca) sono molto accoglienti. Tasse sulle plusvalenze azzerate e una legislazione che “blinda” le governance aziendali impedendo le “scalate”. Giusto, allora, invitare ala riflessione Cupertino ma non sarebbe male se attività analoga in materia fiscale, seppur da un versante diverso, fosse avviata anche all’Aia.

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