Nuovo film M5s: “Mamma ho perso il curriculum”

 

image.jpeg

-di ANTONIO MAGLIE-

 

Il nuovo assessore al bilancio del comune di Roma, Raffaele De Dominicis, in una intervista al “Corriere della Sera” ha candidamente ammesso di essere stato contattato dall’avvocato Sammarco (il titolare dello studio presso cui la sindaca Virginia Raggi ha fatto il praticantato) che gli ha chiesto, per interposta persona, la disponibilità a ricoprire l’incarico. Lui ha risposto: “Obbedisco”. Forse anche perché essendo andato in pensione obtorto collo dalla magistratura contabile, aveva un po’ di tempo libero da occupare.

In un’altra intervista, invece, ha comunicato a dirigenti e dipendenti dell’Amministrazione capitolina che “la festa è finita”. Non si capisce bene a quale evento più o meno goliardico faccia riferimento anche perché subito dopo ammette di non conoscere le condizioni del “malato” (Roma) non avendo preso visione delle carte. Ma annunciare licenziamenti in tronco di questi tempi fa sempre scena ed eccita quella parte di elettorato che votando contro e non a favore, apprezza le maniere spicce al grido di “onestà, onestà” che fa moda e non impegna (tanto, poi, chi ti viene a controllare nel privato).

Diciamolo con franchezza: il nuovo assessore non parte benissimo, né per il modo in cui è stato scelto (la telefonata di un “amico”) né per queste di dichiarazioni “programmatiche” che hanno preceduto il suo arrivo in Campidoglio. Ma a questo punto che fine hanno fatto i famosi curricula? Chi li ha visti (chiamate la Rai) e chi li ha letti? La realtà è che sembra trionfare la potente, vecchia, cara Roma pasoliniana, quella dei Palazzi (pubblici e privati), quella dei salotti (con vista sul Cupolone cantato da Venditti anche lui convertitosi al credo pentastellato), quella dei circoli privati (sportivi, lungo il Tevere, e non sportivi, disseminati per il centro storico, acquartierati in dimore di pregio). La Roma più che generosa (in parte anche, ma solo con se stessa), Generona: amici, amici degli amici, parenti degli amici, affini, tutti avvinti in un vero e proprio tango del potere sempiterno all’ombra della Città Eterna.

C’è sempre un sapore antico nelle storie politiche della Capitale, un sapore che inevitabilmente rimanda a quel famoso articolo dell’Espresso del 1955 (titolo: “Capitale Corrotta, nazione infetta”) in cui Manlio Congogni raccontava quel “mondo di sotto” fatto di proprietà e di illeciti immobiliari che vedeva coinvolta anche una società del Vaticano. Per carità, nulla di tutto questo.

Al limite ora gli olezzi vengono dai rifiuti, quelli per strada e quelli che sembrano aver messo un po’ nei guai l’assessore Paola Muraro. De Dominicis è un personaggio oggettivamente autorevole, forse l’inchiesta, quando era alla Corte dei Conti, sulle società di rating non fu proprio il suo capolavoro, ma ha alle spalle una solida preparazione giuridica (ha insegnato diritto pubblico alla Sapienza). Lui stesso si definisce un uomo di legge. E qui sorge un altro interrogativo: cosa c’entra un uomo di legge con i conti della città? Non avevano detto i pentastellati che nelle loro scelte avrebbero seguito due punti cardinali, trasparenza e competenza? La prima a causa della telefonata partita dallo studio Sammarco non si può dire che sia stata rispettata. E La seconda, per auto-definizione dell’interessato, nemmeno.

antoniomaglie

Rispondi