Tra furbizie politiche, in attesa dei dati del Pil

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-di SANDRO ROAZZI-

Ogni giorno un attesa. Settembre si apre con i mercati pronti a valutare l’andamento dell’occupazione Usa dal quale potrebbe dipendere un intervento della Fed gia’ a settembre sui tassi. Se l’aumento sara’ forte non e’ escluso che anche la “vaga” Yellen decida di dare un segnale prima delle elezioni Usa. Viceversa secondo gli osservatori il rialzo dei tassi, a quel punto dato per certo, diventerà una sorta di..regalo di Natale per le Borse.

Questo gioco di previsioni fa comprendere ancora una volta quanto l’economia reale sia dipendente da ciò che avviene nella finanza internazionale. Che ingloba nei suoi giudizi quanto c’è ancora di tradizionale nelle attività di produzione e servizi e quanto invece sta cambiando.

Conta il segno più o meno, e quanto si discostano dalle ipotesi di partenza. Eppure l’economia sta vivendo una mutazione genetica non da poco sotto la spinta delle nuove tecnologie, delle reti, del peso della qualità che spesso vale più’ della quantità. Ma i mercati, si sa, sono insindacabili. In Italia invece l’attesa è tutta per i dati sul Pil che l’Istat diffonde dopo la ormai melanconica precedente crescita…zero. Come al solito è una partita a…colpi di decimali. Se emerge anche un minimo progresso si esulterà mentre c’è da credere che si sosterrà che il peggio è passato e la legge di stabilità farà il resto per consolidare nuove aspettative, vero motore economico in tempi di quasi stagnazione.

Ora le parole …oracolo sono produttività e investimenti. Francamente è uno scenario che sa più di furbizia politica che di analisi approfondita di una situazione difficile e contraddittoria. Ancora una volta infatti ci si affida a variazioni che possono dipendere dai fattori più vari e magari assai poco solidi per sfuggire ad una riflessione di fondo sul dove va la nostra economia. Ammesso che vada…Anche la professione di fiducia in misure che premio la produttività e gli investimenti consegneranno nuovamente risorse alle imprese che vanno senza chiedere impegni precisi in cambio, ad esempio sul rischio e sulla innovazione di impresa. E senza forse neppure tener molto in conto il tessuto micro del nostro assetto economico. Certo, la accelerata sulla produttività può favorire una evoluzione nella contrattazione e al tempo stesso aprire una finestra sulla partecipazione dei lavoratori alla vita delle medie e grandi imprese. In questo senso non va sottovalutata.

A questo punto tocchererebbe soprattutto a Confindustria e Cgil decidere come affrontare un antico ed insuperabile ostacolo. O far fallire il tentativo di introdurre novità nel sistema di relazioni industriali per tornare al metodo della…tela di Penelope. Ma detto questo si fa fatica comunque a capire verso quale direzione di marcia ci si sta in camminando per ritrovare un periodo rassicurante di sviluppo. Oltre i decimali.

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