La lezione morale del “socialista” Marchionne

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Piccolo test della domenica. Chi ha pronunciato queste parole e illustrato questi concetti? “Non possiamo demandare al funzionamento dei mercati la creazione di una società equa perché non hanno coscienza, non hanno morale, non sanno distinguere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è”. Forse Papa Francesco? Forse il premio Nobel Joseph Stiglitz? Forse sono rinvenibili in un vecchio testo di John Maynard Keynes? O addirittura dobbiamo fare riferimento a uno dei “padri” dell’illuminismo (Voltaire, Rousseau) o del socialismo dei primordi? Chiunque rispondesse facendo appello a uno dei riferimenti indicati sbaglierebbe. L’autore è Sergio Marchionne (le ha rilasciate in occasione di una premiazione alla Luiss), l’uomo che guida Fca, dopo aver portato le sedi della vecchia Fiat in paesi fiscalmente più accoglienti; l’uomo che nel 2015 ha “purtroppo” guadagnato uno stipendio “misero” (10 milioni di euro) al confronto di quello che aveva incamerato nel 2014 (6,6 milioni e un super bonus da 60, totale: 66,6). Di solito, la fondatezza di una predica è direttamente proporzionale all’autorevolezza del pulpito. Ecco perché riesce un po’ difficile attribuire una qualche rilevanza alle dissertazioni “morali” di Marchionne in materia di equità e giustizia: diciamo che la lettura di Kant può essere molto più istruttiva. In ogni caso, lunga vita al “compagno Marchionne”.

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