Forze sociali: il “si” al referendum come “cauzione”?

 

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-di SANDRO ROAZZI-

Settembre si avvicina. E il Governo viene tirato dalla giacca da sindacati ed imprese. La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan al meeting CL ha insistito su una agenda che vede il compimento del confronto sulle pensioni e l’avvio di quello sui contratti del pubblico impiego. La Uil nei giorni scorsi era tornata alla carica sulle stesse questioni. Confindustria i suoi desiderata li ha già espressi, quasi dettati. Traspare però in generale la preoccupazione che le attese create dalla fuoriuscita faticosa dalla crisi possano ricevere risposte non all’altezza del perdurante disagio sociale in atto. Eppure la vera partita si gioca altrove.

È di questi giorni la notizia che il bilancio della Bce ha superato non di poco i 3000 miliardi, conseguenza del QE, l’immissione di liquidità in una economia europea in bilico sulla deflazione. Certo Fed e Banca del Giappone sono già oltre i 4000 miliardi, ma la marcia della Bce di Mario Draghi prosegue con il ritmo inesorabile di un diesel. Fino a quando? E con quali risultati? Perché in questo periodo l’inflazione si sta differenziando nei Paesi forti dell’Unione ed ancora una volta è la Germania a poter dettare legge. Ed in Germania l’insofferenza verso la cura Draghi brucia sotto la cenere. Prima o poi un redde rationem è nelle cose e potrebbe rimescolare i delicati equilibri attuali.

A settembre se ne saprà di più per giunta sugli orientamenti della Fed di Janet Yellen sui tassi. Una mossa sia pur prudente nella direzione di una stretta del denaro in questi mesi non sarebbe certo senza conseguenze in questo fragile castello di obiettivi politici ed economici dell’Europa. E c’è sempre per noi l’incognita della estenuante trattativa con Bruxelles sulla flessibilità che dipende da mille variabili. In questo scenario è naturale chiedersi quale possa essere il potere di interdizione e di proposta delle forze sociali nei confronti del Governo. Non è per caso che alcuni protagonisti come Confindustria, Confcommercio, Cisl solo per citarne alcuni abbiano sentito l’esigenza di schierarsi per il sì al referendum come una cauzione da pagare per stare nel gioco?

Nella crisi della politica si finisce per privilegiare quel che resta delle antiche consuetudini: il collegamento con il potere di turno. Al dunque prevale l’anima filogovernativa. Ma si rischia di commettere un errore di prospettiva. Se le decisioni reali vengono prese altrove, mentre per giunta si sfarina la base sociale di riferimento, si resta a galla ma solo apparentemente. Sarebbe il momento invece di ripensare alle rappresentanze sociali con coraggio. Nella direzione decisa dell’unità per i sindacati, in quella di una semplificazione aderente al tipo di imprese prevalenti, attive e in grado di rischiare nel Paese sul versante imprenditoriale. Questo è infatti uno dei ritardi macroscopici che ci penalizza. Settembre ci farà capire se è colmabile, almeno con un nuovo inizio.

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