Ventotene come un suk per spuntare flessibilità

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-di SANDRO ROAZZI-

Raccontano che in questo giorno, nel 1902, Teddy Roosevelt fu il primo Presidente Usa a uscire in auto, scortato però da una guardia a cavallo. Era un tipo impetuoso come dimostra il famoso assalto ad una altura a Cuba, San Juan, nel conflitto con la Spagna che guidò con sangue freddo ma stavolta a cavallo. Presidente impetuoso fu Premio Nobel per la pace. Gli fu riconosciuto un ruolo importante nella mediazione offerta per far cessare la guerra russo-nipponica. Polso e spirito di pace non sono dunque in antitesi.

È l’accoppiata che invece manca a questa Europa che annaspa e sulla quale forse ne sapremo qualcosa di più dopo l’incontro promosso da Renzi a Ventotene con Germania e Francia. Prima tappa di quel lavoro ai fianchi che dovrebbe poter produrre più flessibilità per il deficit Italia e conseguentemente più crescita per il 2017. Lo spirito di Ventotene era ben altro però: sognava una Europa dei popoli sotto la tutela della libertà, della partecipazione democratica e della tolleranza per tutti e fra tutti. Da Ventotene dovremmo aspettarci il rinvigorimento dei valori europei, non certo l’ennesimo tentativo di baratti per restare in sella e non franare ulteriormente.

Intanto già in queste settimane si parla molto di manovra e di obiettivi. Si fanno le cifre: 25-30 miliardi. Ma la sensazione è che a guidare la scelta delle poste in gioco siano più le convenienze del momento che strategie forti di sviluppo. Manca sempre un vero progetto di rinascita economica e sociale, manca la risolutezza per dare gambe forti alle decisioni da prendere. E latita la tolleranza, che al fondo riconosce agli altri eguale dignità e capacità di dialogo. Su ogni problema irrisolto lo spettacolo è invece quello, irrinunciabile pare, di uno scontro fra tutti. Non conta la dimensione sociale con le sue esigenze, non il confronto politico per… vederci più chiaro, non la valutazione obiettiva delle critiche. Insomma il clima attorno alla predisposizione delle legge di stabilità non è quello di un Paese reattivo ed unito, ma di una classe dirigente divisa, debole, intollerante.

Fatalità in questo giorno secoli fa moriva uno degli ultimi generali dell’impero romano di spessore, Stilicone. Si racconta che anni prima la moglie, Serena, nipote di Teodosio irrompendo nel luogo sacro delle Vestali si sia messa al collo una collana della dea Era per disprezzo del culto pagano ormai agli sgoccioli. E mentre il fuoco di Vesta acceso fin dai tempi di re Numa Pompilio si spegneva per sempre e la religione cristiana diventava quella ufficiale dell’Impero anche esso ai palpiti finali, Celia Concordia , l’ultima Vestale mandata in pensione tanto brutalmente, lanciò un anatema contro l’altezzosa consorte del Magister militum. Qualcuno dice che con quel gesto di tracotante supponenza, probabilmente inutile, cominciarono i guai per la famiglia Stilicone. Come se la dea offesa non fosse Era ma avesse un nome diverso, Tolleranza. Virtù che non è solo un modo per stemperare i contrasti ma anche per far emergere il meglio che si può e si deve fare. Ma a quanto pare anch’essa… spenta nell’attuale contesa politica.

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