Giovani che non studiano né lavorano: triste record italiano

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L’Italia detiene nell’Unione Europea un primato decisamente poco onorevole: siamo il Paese con la più alta percentuale di “Neet” cioè di giovani tra i venti e i ventiquattro anni che non studiano e non lavorano. La poco confortante notizia ci arriva da Eurostat, l’istituto ufficiale di statistica che ha rielaborato i dati che i vari paesi membri hanno fatto pervenire. L’occasione per costruire questa statistica è stata offerta dalla Giornata Internazionale della Gioventù che si celebra domani, 12 agosto. Oggettivamente i dati che ci riguardano sono poco confortanti visto che nessuno in quella fascia d’età riesce a far peggio di noi.

Nel suo studio Eurostat sottolinea che l’Unione Europea conta quasi 90 milioni di persone di età compresa tra i 15 e i 29 anni, pari al 17 per cento della popolazione complessiva. Questi giovani, rileva l’istituto, versano in situazioni molto diverse relativamente alla partecipazione ad attività scolastiche o lavorative, infatti le condizioni cambiano notevolmente nel raffronto tra i diversi stati membri e le varie fasce d’età. Un passaggio significativo dal mondo dell’istruzione a quello dell’impiego si verifica tra i 15 e i ventinove anni. Se la grande maggioranza dei 15-19enni residenti nell’UE nel 2015 risultava scolarizzata, l’inverso accade per i 25-29enni: la maggior parte di loro lavorano. Tra queste due fasce d’età, i giovani tra i 20 e i 24 anni si dividono in modo relativamente eguale tra scuola e lavoro. Ma la percentuale di chi non lavora né va a scuola (Neet) aumenta considerevolmente con l’età. I Neet nel 2015 risultano essere il 6,3 per cento nella fascia di età tra 15 e 19 anni; diventa quasi il triplo in quella tra 20 e 24 toccando il 17,3 per cento e sale al 19,7 per cento, cioè quasi un giovane su cinque nella fascia tra 25 e 29 anni.

La percentuale più alta di Neet nella fascia di età compresa tra i 20 e i 24 anni è stata rilevata in Italia e in Grecia, la più bassa in Olanda e Lussemburgo. In Italia più di un giovane su quattro tra i 20 e i 24 anni non aveva un lavoro né frequentava corsi di studi o di formazione (31,1) così come in Grecia (26,1); più di uno su cinque era in questa situazione in Croazia (24,2), in Romania (24,1), in Bulgaria (24), in Spagna e Cipro (22,2). Al contrario la percentuale più bassa veniva registrata in Olanda (7,2), Lussemburgo (8,8), Danimarca, Germania e Svezia (7,2), Malta e Austria (9,8) e Repubblica Ceca (10,8). 

Complessivamente nell’Unione Europea i Neet sono cinque milioni cioè il 17,3 per cento.

Nonostante la percentuale di Neet nella fascia d’età tra i 20 e i 24 anni sia rimasta nella UE relativamente stabile tra il 2006 e il 2015, importanti cambiamenti sono intervenuti nel corso del decennio tra i paesi membri. In dieci di essi la percentuale si è ridotta, le riduzioni più marcate sono state registrate in Germania (dal 15,2 nel 2006 al 9,3 nel 2015, cioè -5,9), in Bulgaria (-5,3) in Svezia (-3,4), nella Repubblica Ceca (-2,9) e in Polonia (-2,8). In altri diciotto paesi membri la situazione, invece, si è deteriorata essendo la percentuale di Neet aumentata in Italia (da 21,6 a 31,1 per cento, cioè +9,5 per cento)), in Grecia (+9,3), in Spagna (+9), a Cipro (+8,5), in Irlanda (+7,8), in Croazia (+5,4), in Romania (+5,2), in Portogallo (+4,9), in Gran Bretagna (+4,4), in Danimarca (+4,3) e in Finlandia (+4,1).

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One thought on “Giovani che non studiano né lavorano: triste record italiano

  1. È una situazione allarmante e la tendenza è quella del suo peggioramento.
    Di fronte a questo livello di crisi, non ci si pone neppure la necessità di un Piano straordinario per l’ occupazione dei giovani, magari volto e installare il fotovoltaico in tutti gli edifici pubblici e scolastici, unitamente alla salvaguardia del territorio.
    Da tempo lo sollecito nelle riunioni degli organi Socialisti, ma vedo scarsa attenzione e minore sensibilità rispetto ai tempi della prima Repubblica.

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