Una sola luce: 40 miliardi per la ripresa

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-di SANDRO ROAZZI-

Perde di intensità la deflazione a luglio ma ancora non si vede luce. E soprattutto non cambia l’impressione che l’economia italiana sia rimasta impigliata nella ragnatela di un rallentamento economico insidioso. Secondo l’Istat l’inflazione acquisita è pari finora a -0,1%, meglio che a giugno ma sempre lontana dai trend europei. Del resto a luglio rispetto allo stesso mese del 2015 si registra un meno 0,1%. L’inflazione di fondo che esclude energia e fattori stagionali è a +0,6%, in crescita ma testimonia comunque una corsa dei prezzi al minimo. 

Un allarme, per giunta, arriva dalle campagne dove secondo la Coldiretti la deflazione è profonda ed i prezzi rischiano di non compensare i costi di produzione. Il prezzo dei raccolti del grano duro lamenta ad esempio una contrazione del 42%. Il carrello della spesa è in lieve rialzo e’ vero, ma non incoraggia certo gli italiani a spendere. Inoltre gli ultimi dati su produzione industriale ed export non sono certo un viatico per ritrovare ottimismo. Le nostre esportazioni in particolare rallentano sul piano congiunturale anche se nel semestre risultano in territorio positivo. Sullo sfondo invece continuano a crescere le entrate fiscali a dispetto di un Pil che viene dato ormai sotto l’1%, quasi sull’orlo di una depressione e non solo da Brexit. Non c’è da stare allegri, in particolare a soffrire è la reazione psicologica alle difficoltà che non sono finite e che non invogliano a rischiare ed a investire. Troppe incertezze minano la voglia di esporsi. L’Europa appare sempre più assediata da problemi incombenti, a partire dall’immigrazione, tanto da immaginare non una maggiore unità ma alla lunga possibili frizioni e discordie. La minaccia del terrorismo resta presente. 

Sul piano interno si e’ sempre più prigionieri della interminabile e rissosa campagna politica in vista del referendum. Sul terreno delle pensioni le ultime indiscrezioni sulle cifre invece di far chiarezza (si parla di una ipotesi di spesa superiore ai due miliardi) finiranno per accentuare le diffidenze con i troppi lati oscuri. Si pensi al famoso Ape per il quale si ipotizza un costo di 600 milioni: ebbene l’intervento dello Stato quanto coprirà dei costi per l’operazione che riguarda i disoccupati e i lavoratori più disagiati (capitale, interessi, assicurazione)? Nessuno lo sa. E come mai si spenderebbe così poco per i lavori usuranti? Evidentemente non ci sono spazi per allargare la platea. Insomma siamo ancora nel regno di una confusione che fa passare anche in secondo piano gli interventi positivi del Governo, ultimo quello del Cipe che sblocca 40 miliardi di cui la metà per il Sud, per rianimare la ripresa.

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