Renzi e Nannicini, il caos contro i pensionati

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-di SANDRO ROAZZI-

Era nato sotto una buona stella il confronto sulle pensioni con disponibilità buone e nuove da parte dei protagonisti, Governo e sindacati. Intendiamoci, la sensazione che la volontà di chiudere positivamente la partita resti in piedi, ma il buon clima che si era creato rischia di essere inficiato da errori che nascono da due cattive abitudini della politica: l’alluvione di esternazioni, l’indeterminatezza nell’indicare le reali disponibilità. Parlando del referendum il Premier Renzi ha affermato che i 500 milioni derivanti dai risparmi ottenibili con le riforme potranno essere destinati ai poveri. Insomma votando “sì” si fa anche un favore ai ceti più disagiati. Ma lo dice mentre tutti si chiedono quante risorse effettivamente il Governo potrà mettere a disposizione sulle voci della questione pensionistica, dall’Ape alle pensioni in essere.
Lo dice dopo che il Ministro Giuliano Poletti ha sostenuto che le risorse saranno rilevanti, riportato però dal sottosegretario alla Presidenza Tommaso Nannicini su binari di maggiore prudenza. Ma non basta, Renzi riconosce poi a sua volta che bisognerà trovare risorse aggiuntive per soddisfare le attese di pensionandi e pensionati poveri. Non passano ore che Nannicini esterna nuovamente: questa volta per sostenere che bisogna trovare risorse nel sistema previdenziale per venire incontro un domani a quelli che meno avranno. Come dire, torniamo all’ipotesi di togliere qualcosa alle pensioni più elevate (ma di quanto? E poi cosa si intende per pensioni elevate?) per garantire una migliore equità in futuro. Capitoli diversi, vero, ma chi ci capisce qualcosa è bravo. Anzi potremmo dire che a questo punto il guazzabuglio è notevole e diventa anche più evidente con il fragoroso silenzio del Ministero dell’Economia (che a questo punto sa però di buon senso).
Ecco allora che emergono anche conseguenze che finirebbero per complicare la situazione. Su un piano generale si rischia di prefigurare una curiosa caccia al voto sul referendum che prova a conquistare i ceti sociali più poveri (certamente numerosi) a scapito degli altri. Con una curiosa ed involontaria coincidenza. Mentre si evocavano i 500 milioni per i poveri, su Rai storia andava in onda un gustoso ritratto di Achille Lauro sindaco di Napoli che secondo le leggende metropolitane regalava un paio di scarpe (oltre la pasta) ai suoi potenziali elettori… trattenendo però una delle due fino ad elezione avvenuta. Di più: nel variegato pianeta di milioni di pensionati si può inoltre paventare una guerra fra poveri e percettori comunque di redditi modesti che potrebbe aggravare ancor di più il disagio di ceti, un tempo, medi.
Sul piano del sostegno all’economia questa incertezza non può che spingere chi può a risparmiare invece che consumare. E non va nemmeno sottovalutata la reazione in campo sindacale: la Uil ha ribadito con forza che ci vorranno almeno 2 miliardi e mezzo per realizzare gli obiettivi di cui si e’ discusso. Mentre Susanna Camusso parla di risposte che mancano e che impongono di continuare la trattativa. Un modo per far capire che… se si scherza con il fuoco la Cgil potrebbe defilarsi? Toccherà al mese di settembre fare chiarezza ed in particolare un particolare valore avrà la predisposizione della legge di bilancio. Del resto è noto che più si alimentano voci sul tema pensioni, più si creano timori ed insofferenze. Una strada senza uscita che andrebbe evitata, settembre sta diventando un mese di sfide impegnative.

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