Olimpiadi, se entra in scena la violenza sulle donne

Saada

-di MARCO ZEPPIERI-

Pronti via. La violenza entra subito nella cronaca delle Olimpiadi di Rio. Anzi siamo ancora fermi ai blocchi di partenza; la cerimonia di apertura della trentunesima edizione dei giochi olimpici dell’era moderna non era ancora iniziata quando la paura è arrivata.

Ci siamo, dopo tutte le polemiche sulla sicurezza di atleti e turisti subito la protezione sembra fare acqua. Invece no, la violenza viene dall’interno del villaggio.

La cronaca: due cameriere accusano il pugile marocchino Hassan Saada, 22 anni, di stupro. Il giovane con una scusa ha fatto entrare le due lavoratrici nella sua stanza, dove erano presenti due altri atleti, offrendo loro dei soldi per un rapporto sessuale. Al rifiuto delle due donne Saada le avrebbe aggredite. Le due hanno reagito e fortunatamente sono riuscite a fuggire denunciando l’aggressione alla polizia. Il pugile è stato immediatamente arrestato e condannato a 15 giorni di carcere preventivo in attesa del risultato delle indagini. Indagini che se ne accerteranno la fondatezza avranno dei riflessi pesanti per Saada. In Brasile l’abuso sessuale è considerato violenza sessuale.

Fin qui la cronaca. Sarà la polizia indagando a far luce sull’accaduto.

Non è compito di queste poche righe emettere un giudizio penale. Un giudizio morale però si.

Senza voler fare gli ingenui si rimane però allibiti dal gran numero di violenze a cui sono soggette le donne. 

Alcuni analisti hanno tentato di studiare questo odio, perché è di odio che si parla, collegandolo al tentativo terribile di eliminare la libertà dell’Altro. 

La donna, infatti, rappresenta l’Altro; l’incarnazione della libertà (vedi Lacan), impossibile da misurare e da governare.

Ed è proprio per questa coincidenza con la libertà che le donne sono soggette alla violenza più terribile.

L’arroganza bestiale dell’uomo tenterà di sopraffarlo, di sopprimerlo ma non riuscirà mai a cancellare in concetto stesso di libertà.

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