La poligamia non è un diritto civile

poligamia

-di ANTONIO MAGLIE-

Roberto Piccardo, fondatore e leader del’Unione delle comunità islamiche in Italia, cogliendo la palla al balzo di una unione civile formalizzata dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha provato a inserire nel grande libro dei diritti civili la poligamia. Ha scritto su Facebook: “Se è solo una questione di diritti civili, ebbene la poligamia è un diritto civile”. Una sortita che in un momento come questo, in cui si aprono spazi interessanti nel dialogo tra musulmani e cattolici e, comunque, tra musulmani provenienti da altri paesi e l’Italia, nazione che li ospita, questa forzatura non è solo fuori luogo ma anche controproducente perché offre armi polemiche a chi, come ad esempio Matteo Salvini o Giorgia Meloni, vorrebbero edificare muri per fermare l’immigrazione e una presunta invasione che si trasformerebbe in una sorta di colonizzazione dell’Italia ai danni di chi qui è nato e cresciuto.

La scorsa domenica dopo lunghi mesi e anni di silenzio, i musulmani (per la gran parte immigrati) hanno per la prima volta in maniera chiara manifestato, di fronte alla minaccia terroristica, la loro solidarietà al paese che li ospita: bisognerebbe dar seguito a questo processo con discorsi e confronti seri evitando boutade che possono forse regalare qualche attimo di notorietà ma lasciano di sicuro una scia di diffidenza tra mondi che oggi più di ieri devono parlarsi e intendersi. Detto chiaro e tondo: Piccardo ha perso una occasione ottima per tacere. Anche perché la sua tesi è completamente infondata non avendo nulla a che vedere con la tutela delle minoranze o con la necessità di combattere la crisi demografica che da tempo ha colpito il nostro paese.

L’integrazione tra popoli diversi anche per sensibilità religiose si basa sul rispetto e la comprensione reciproca. Chi ospita non può chiedere a chi arriva di rinunciare alla propria cultura e abiurare alla propria fede; chi arriva, a sua volta, non può chiedere a chi lo ospita di uniformare lo stile di vita generale, radicato in secoli di storia, ai propri principi; deve, dunque, accettare il comune sentire e, ancor di più, leggi che regolano la convivenza nel Paese. Da questi due punti di vista, la poligamia non è un diritto civile. Il comune sentire della nostra società non la riconosce e non da ora. E le leggi la puniscono qualificandola come reato. 

Dice l’articolo 556 del codice penale: “Bigamia. Chiunque, essendo legato da matrimonio avente effetti civili, ne contrae un altro, pure avente effetti civili, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Alla stessa pena soggiace chi, non essendo coniugato, contrae matrimonio con persona legata da matrimonio avente effetti civili.

La pena è aumentata se il colpevole ha indotto in errore la persona, con la quale ha contratto matrimonio, sulla libertà dello stato proprio o di lei”. 

Diversamente dalla poligamia, non risulta che l’omosessualità sia considerata in Italia un reato. Certo, nel mondo islamico la percezione è diversa ma non può pensare Piccardo di imporre alla società italiana principi che sono di un altro modo di intendere, di pensare e di vivere. Perché per questa strada lui si trasforma nell’immagine speculare di Salvini.

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