Quando un “gentlemen” del cricket diventa terrorista

cricket

-di MARCO ZEPPIERI-

Una fotografia.

Un giovane atleta con un abbigliamento più da passeggio in una calda serata d’estate che da terreno agonistico. Guardando bene i dettagli si riconoscono un bastone ed un guantone, ancora non ci siamo, non capiamo. 

Poi finalmente ci ricordiamo di qualche immagine di reti televisive anglosassoni dove su meravigliosi campi in erba, in tutte le ore del giorno e della notte, trasmettono uno sport a noi totalmente sconosciuto: è il cricket.

Ore e ore di gioco, a volte giorni interi e noi calciofili italiani che non capendo assolutamente nulla di come funziona il tutto con superficialità cambiamo velocemente canale cercando disperatamente un match della Premier League.

Noi non anglosassoni non capiamo assolutamente nulla di ciò che avviene sul campo da gioco, delle regole zero assoluto. C’è un detto americano che dice che dall’Inghilterra gli yankee hanno importato un orribile sport (il cricket) facendolo diventare uno sport meraviglioso (il baseball).

L’eleganza però rimane, nei gesti e nell’abbigliamento. Uomini in pantaloni e camicia bianca che mulinano le braccia per lanciare una palla verso  due bastoncini conficcati a terra e un avversario con una mazza rettangolare tenta di colpire la stessa. Tutto questo contornato da decine di altri giocatori.

Questo sport nel corso della prima metà del Novecento ha fatto presa anche in molti paesi di influenza anglosassone. Ci sono infatti affermati giocatori di origine pachistana, bengalese, cingalese, indiana; alcuni sono dei campioni osannati dai tifosi.

Tra questi c’era appunto, non tra i campioni ma tra i giocatori, Aftab Farooq, pachistano del Kashmir, atleta del Kingsgrove di Milano e capitano della nazionale italiana under 19 di cricket (si, esiste la nazionale italiana di cricket).

Una perfetta integrazione, in apparenza.

Cosa è rimasto del ritratto di quel ragazzo in polo azzurra e pantaloni bianchi pubblicata da Sportweek una decina di anni fa: nulla.

Ora c’è un uomo, barba lunga e capelli rasati, che la giustizia italiana ha deciso di rimpatriare in Pakistan perché considerato un potenziale e pericoloso terrorista.

Cosa rimane. 

“Questione tra gentleman”, scrisse nel 1985 nel salone del Nottinghamshire County Cricket Club il capitano della squadra, nonché primo capitano della Nazionale inglese, William Clarke, per riassumere e rendere chiaro a tutti quali fossero lo spirito e la missione del gioco del cricket.

La “Questione tra gentleman” sembra scomparsa: rimane soltanto lo sbiadito ricordo di una foto antica dove alla bella ed elegante figura di un giovane gentleman si sovrappone la figura terribile del terrore.

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

Rispondi