Nella battaglia della “monnezza” perdono i romani

 

monnezza

Sabato pomeriggio, 30 luglio, anno di grazia 2016. Il centro della città, da piazza di Spagna a piazza Venezia è popolato (densamente popolato) solo di turisti. Ignari del dibattito di “altissimo livello ideologico” che si sta sviluppando tra il il partito di maggioranza, il Movimento 5 stelle, e le opposizioni, in prima linea il Pd, che chiedono la “testa” dell’assessore alla nettezza urbana che nella Capitale dovrebbe in realtà essere definito all’indecenza inurbana. La signora Paola Muraro in dodici anni ha raccolto in consulenze dall’Ama, l’azienda che si dedica alla pulizia (si fa per dire) della città, un milione di euro. Il fatto che abbia lavorato per un così lungo tempo con quell’azienda significa che è stato un costante punto di riferimento per almeno tre sindaci: Walter Veltroni (centro-sinistra), Gianni Alemanno (centro-destra), Ignazio Marino (centro-sinistra). Probabilmente a quel posto non doveva essere messa dal M5s però chi si scandalizza (Giorgia Meloni compresa) l’ha avuta come compagna di avventura nel passato, consapevolmente o inconsapevolmente. Ma come si dice, le chiacchiere stanno a zero. Perché in quella Roma accaldata, sudata e assolata, l’immagine dello scarso decoro che la città offre ai turisti, è fornito da piazza San Silvestro: una decina di metri da Palazzo Chigi, non più di un centinaio dal Campidoglio, venticinque da Montecitorio, centocinquanta dal Senato. Un tappeto di cartacce sul selciato, bottiglie in ogni angolo e un materassino di bucce di melone sotto un cestino dei rifiuti (al contrario, per metà vuoto). I cittadini romani pagano la tassa dei rifiuti più alta d’Italia, l’addizionale comunale più alta d’Italia e si ritrovano con la città più sporca d’Italia. Delle chiacchiere sulla Muraro possono anche fregarsene ma dei topi che sono ormai più numerosi dei cittadini registrati all’anagrafe no.

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