Se un Paese è costretto a tollerare Salvini

 

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-di ANGELO GENTILE-

Matteo Salvini non si è quasi mai fatto apprezzare per l’eleganza oratoria, per la misura polemica e per la profondità intellettuale delle sue costruzioni politiche. Ma questa volta, forse ancora ebbro di entusiasmo per il referendum britannico e per i successi che la sua alleata, Marine Le Pen, ottiene in Francia (per i suoi può rallegrarsi molto meno visto che le ultime elezioni non sono state trionfali) ha veramente travolto tutti gli argini: del buon gusto, dell’educazione, della compostezza, soprattutto del rispetto nei confronti delle persone prima ancora che delle istituzioni. Soncino è un paese in provincia di Cremona: sindaco di centro-destra, poco meno di ottomila anime, tra i suoi cittadini più illustri Renato Cappellini, scudetto con l’Inter nel 1966, e soprattutto Giacomino Losi, “er core de Roma” per i suoi lunghi trascorsi giallorossi. Adesso, però, la cittadina lombarda verrà soprattutto ricordata per un comizio e una bambola gonfiabile” esibita con orgoglio e col sorriso sulle labbra dal leader della Lega Nord.

Dal palco l’ha presentata al pubblico dicendo: “C’è qui la sosia della Boldrini”. E giù risate e applausi di un pubblico che evidentemente ritiene il “sessismo” uno strumento utilizzabile nella battaglia politica. La cosa che più desta amarezza è la reazione delle donne in platea: anche loro divertite, addirittura plaudenti, evidentemente incapaci di comprendere che quelle offese riguardavano direttamente una persona, cioè la presidente della Camera, ma in senso più lato anche tutte loro che in quel momento pendevano dalle labbra del loro leader in deprecabile “trance agonistica”.

Salvini a certe performance ci ha abituati. Lui ama le canzoncine da caserma, anzi da curva ultrà: “Senti che puzza/scappano anche i cani/stanno arrivando i napoletani…” La sua cifra è la spregiudicatezza e l’incontinenza verbale (si potrebbe dire che tende a farla costantemente fuori dal vasino). Non si preoccupa di travalicare i limiti del buon gusto (evidentemente non sa cosa sia), a caratterizzarsi con elaborazioni oratorie che hanno poco a che vedere con il contenuto dei temi trattati e molto di più con la polemica demagogica insaporita di elementi insultanti (disse sempre alla Boldrini: “È il nulla fatto donna”). Non cerca il confronto ma solo l’aggressione verbale; non vuole misurarsi sulle cose ma solo sulle vette di decibel raggiungibili in un discorso pubblico.

Ed è molto strano che Giorgia Meloni, sua alleata, giustamente pronta a stigmatizzare con la qualifica di “sessista” chi durante la campagna elettorale per il Campidoglio l’accusava di non poter fare il sindaco perché incinta, questa volta taccia. Oggettivamente, non possiamo pretendere che Salvini assuma a proprio modello Lord Brummell. Ma un Paese civile non può nemmeno tollerare questo infimo livello di battaglia politica. Siamo prossimi al punto di non ritorno e dobbiamo essere consapevoli dei rischi che corriamo se, accettando la deriva salviniana, decidiamo di superarlo: potremmo imbarcarci in una avventura decisamente infelice.

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