Fatturato, ordini e vendite: ancora nubi

 

image.jpeg-di SANDRO ROAZZI-

L’economia italiana sembra essere stata catturata dai movimenti da… moviola. Progressi pochi e molto lenti, regressi magari non allarmanti ma generalizzati. Non sfuggono a questo paragone i dati Istat su fatturato, ordini e vendite al dettaglio. A maggio, su aprile, fatturato e ordini evidenzisno un segno meno: rispettivamente -1,1% e -2,7%. Ma se il regresso nel caso del fatturato industriale rivolto al mercato interno ed a quello estero è quasi pari , nel caso degli ordini il cedimento si deve quasi tutto al mercato estero.

Una conferma del fatto che competere in questo momento sui mercati mondiali è assai difficile. Che il momento sia davvero fiacco sopratutto a causa delle incerte prospettive lo si desume anche da un altro particolare: regge la produzione dei beni di consumi, flette quella dei beni intermedi e strumentali. Gli ordini poi nel confronto con maggio 2015 evidenziano ancor di più la carenza di fiducia sul futuro: il calo è del 4,2% con un crollo del 29,9% di una delle voci più positive del periodo, quella dei mezzi di trasporto. Mentre un buon colpo di reni, pari a un +13% viene da computer e occhiali. In queste condizioni difficile sperare in svolte a breve termine o in una impennata degli investimenti.

Scenario poco entusiasmante anche sul versante delle vendite al dettaglio. A maggio, rispetto allo stesso mese del 2015, grande distribuzione e piccoli negozi questa volta sono accumulati da un dato negativo: -1,7% per iper e supermercati, -1,1% per le piccole superfici che quasi mai hanno fatto meglio negli ultimi anni dei loro competitori più grandi. Perfino i discount segnano il passo con un -0,2%. Il dato congiunturale che misura la variazione fra maggio e aprile va un po’ meglio con un +0,3%, ma resta un trend modesto. Particolare curioso, ma non troppo in tempi nei quali chi può cerca di investire i soldi in beni rifugio, è la buona performance di beni come gioielli ed orologi. Cui fa da contraltare un pessimo -2,4% dell’abbigliamento malgrado le promozioni che ormai si sono impadronite delle vetrine.

E’ come se la nostra economia fosse su un aereo in procinto di atterrare dopo un volo neppure tanto lungo.
Non su una pista confortevole però, piuttosto su un campo di periferia. Dal nome poco invitante: stagnazione.

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