Dopo Trump, Briatore for president

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-di VALENTINA BOMBARDIERI-

Per chi non lo conoscesse ancora, Donald Trump è uno dei candidati a diventare Presidente degli Stati Uniti. Miliardario, figlio di un grande costruttore edile, si è arricchito costruendo di tutto, dai grattacieli ai campi da golf. Molti lo paragonano a Silvio Berlusconi. Un Berlusconi riveduto e corretto. Perché una mutazione genetica lo ha trasformato in un incrocio tra Berlusconi e Flavio Briatore. I due infatti sono grandi amici. Come dice il vecchio proverbio “chi si assomiglia si piglia”.

Le analogie in realtà sono molto più evidenti con Flavio Briatore piuttosto che con il Cavaliere. Imprenditori, intrattenitori televisivi, latin lover e venditori nati. Il candidato in corsa per la Casa Bianca ha all’attivo ben tre matrimoni: la famosa Ivana, l’attrice Marla Maples e la prorompente Melania Knauss. Ben 24 gli anni di differenza tra Melania e Donald. Sei di più invece quelli che separano Elisabetta Gregoraci e Flavio Briatore. Il playboy italiano ha però meno matrimoni alle spalle, solo due. L’ultimo con la giovane Elisabetta e quello precedente con Marcy Schlobohm.

Briatore ha condotto in Italia il format The Apprentice, che negli Stati Uniti ha condotto (e prodotto) Trump tra il 2004 e il 2015, finendo, poi, per essere vittima di una sorta di nemesi storica: la Nbc lo ha licenziato dopo alcune dichiarazioni inavvedute. I due guru dell’imprenditoria dovevano trovare il loro prescelto a suon di «You’re fired», italianizzato “Sei fuori”, accompagnando gli eliminati alla porta.

Nell’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera, Flavio racconta come i loro destini si sono incrociati: “Una vecchia conoscenza nata mentre vivevo là e lavoravo per Luciano Benetton. Ricordo una colazione all’hotel Plaza, allora di sua proprietà, per valutare sinergie tra i due gruppi, poi non si è fatto nulla, ma siamo rimasti amici. Aveva appena costruito il primo palazzo extra-lusso tutto dorato. La gente entrava nella hall come a Roma vanno a vedere il Vaticano”.
Due personaggi, anche piuttosto controversi. Il Flavio nazionale (che ha rumorosamente chiuso il Billionaire, vera icona kitsch nelle estati sarde dei ricchi spreconi) difende il suo amico: ”L’uomo che ho conosciuto è più moderato di quel che appare. Quando uno fa la campagna elettorale esagera e provoca, tanto più che lui deve attirare un elettorato deluso dalla politica. Se sarà eletto metterà assieme una squadra forte ed è ciò che conta”.

Nonostante le rassicurazioni, Donald Trump continua ad apparire impresentabile e per niente moderato, circondato da collaboratori dall’eloquio altrettanto smodato, come quell’Al Baldasaro che con una aggressività sconosciuta persino alle contese presidenziali ha affermato: “La Clinton dovrebbe essere fucilata”. Il razzismo dei discorsi di Trump in un clima come quello di oggi, è un atteggiamento incosciente. Dalla folle idea del muro lungo il confine del Messico, agli insulti contro i latinos, definiti “stupratori e criminali”. Razzista anche nei confronti dei disabili, cosa che lo rende “inabile” a ricoprire il ruolo di Presidente degli Stati Uniti. Come se non bastasse, le sue simpatie per il fascismo non sono un mistero per nessuno (tranne che per Briatore), simpatie che sembrano incontrare il favore di una parte consistente del suo elettorato. Sicuramente la cosa non viene considerata disdicevole dalla commentatrice ultraconservatrice Laura Ingraham, biondissima come di ordinanza, che ha infiammato la platea di Cleveland e salutato con un braccio teso che ha scatenato interpretazioni malevoli (probabilmente infondate). Se dovesse vincere, inoltre gli Americani, si troverebbero anche Flavio Briatore (che adesso dice che il problema di Donald sono i quattrini perché nel confronto con Hillary Clinton “raccoglie pochissimo”) spesso in visita alla Casa Bianca. A noi forse conviene (anche perché emulando l’amico, l’italiano potrebbe essere tentato di competere per la presidenza del consiglio). A loro un po’ meno.

 

 

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