La doccia gelata di Confindustria

 

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-di SANDRO ROAZZI-

Anche la diagnosi della Confindustria sullo stato attuale dell’economia offre un verdetto che sa di rallentamento. Madrina di questa fase è “l’incertezza politica… Nuovi attacchi terroristici e cruciali appuntamenti elettorali dagli esiti in bilico e dalle conseguenze potenzialmente dirompenti rendono ancora più fragile la crescita globale”. La politica ovunque fa la figura insomma dell’elefante in cristalleria. Di conseguenza il secondo trimestre dell’anno dovrebbe segnare in Italia un incremento in termini di Pil inferiore a quello previsto (+0,15% rispetto a +0,25%). Cede la produzione industriale, l’attività nelle costruzioni “è molto debole”, note le difficoltà bancarie. Scenario che a giugno ha reso le condizioni per investire meno favorevoli anche se per il 2016 si immagina un aumento degli investimenti attorno al 2,5%.

Qualche cauto segnale positivo viene dall’export che spera nella ripresa di alcune forti economie estere: progressi negli Usa in attesa di una eventuale presidenza Trump carica di promesse ma anche di tipo protezionistico, mentre la Cina si assesta ed in Russia e Brasile la recessione morde meno. Ma la vera novità in Italia è che “si consolida l’occupazione”. La spinta del Jobs act e quella degli incentivi, che si stanno pero’ affievolendo, potrebbe favorire una stabilizzazione più duratura delle assunzioni di questa particolare stagione post recessione, invogliando inoltre gli scoraggiati a riaffacciarsi sul mercato del lavoro.

Certo la riduzione degli sgravi si e’ fatta sentire: la corsa dei contratti a tempo indeterminato torna ad essere inferiore al trend di quelli a termine con la incombente presenza dei voucher. Non si comprende allora come mai Confindustria difenda ancora ad esempio le posizioni oltranziste che al suo interno bloccano i rinnovi contrattuali come quello dei metalmeccanici, quando sarebbe nell’interesse della produzione e dei consumi interni dare più ossigeno ai redditi delle famiglie.

Una situazione economica che in definitiva da noi come in Europa resta sul filo del rasoio. Tanto che Draghi non tocca i tassi e continua a ripetere che la Bce è pronta a tutto. Un contesto per giunta squilibrato nel nostro Paese tanto da spingere il Presidente dell’Inps, Tito Boeri, a chiedere più interventi nel contrasto alla povertà e soluzioni non estemporanee per le pensioni. Inutile negare che auspici, analisi, giudizi ormai guardano a settembre e a un autunno davvero difficile. Molto dipenderà da come sarà gestito il doppio binario della preparazione della legge di stabilità e dell’avvicinamento al referendum. Il treno della crescita e della tenuta politica e sociale viaggerà su di essi.

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