Turchia, la “grande Purga”: via 37 mi la insegnanti

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di ANGELO GENTILE

Hitler bruciava i libri; Recep Tayyp Erdogan brucia, metaforicamente parlando, chi i libri li usa per trasmettere ai giovani il sapere. La “grande Purga” è arrivata alla scuola e all’università. Nel frattempo si prepara a spazzare via anche i media considerati favorevoli a Fethullah Gulen, l’uomo che secondo il presidente turco avrebbe ispirato il tentato golpe.Il tutto mentre Erdogan dice chiaro e tondo di essere intenzionato a reintrodurre la pena di morte sostenendo che solo l’Europa non la utilizza mentre al contrario è attiva negli Usa (non in tutti gli stati, comunque), in Russia e in Cina. Dimentica di aggiungere che gli ultimi due stati non sono propriamente degli esempi dal punto di vista del rispetto e della tutela dei diritti dell’uomo e che in ogni caso sugli Stati Uniti a questo livello pesa una “macchia” che nemmeno Obama, nonostante le buone intenzioni, è riuscito a cancellare: Guantanamo.

In tutto la “grande Purga” ha portato in galera 9.322 persone. Ma il tallone di ferro del “sultano” ieri ha provveduto a schiacciare le teste degli insegnanti e dei docenti universitari. La mattinata è cominciato con l’annuncio della sospensione di 15.200 professori delle scuole pubbliche. A quel punto Erdogan è andato avanti e ha tolto revocato la licenza a ventimila insegnanti delle scuole private accusate di essere vicine a Gulen. Non solo. Il presidente ha chiesto, quindi ordinato, le dimissioni di 1.577 decani delle università turche. Il presidente, insomma, ha ormai travolto gli argini e quelli che un tempo erano solo disegni autoritari si stano trasformando in concreta realtà. Certo, il voto popolare gli garantisce una formale legittimità democratica. Ma tanti regimi sono nati dalle urne: qualche esperienza in materia l’abbiamo fatta anche noi italiani in un passato per fortuna lontano quasi un secolo.

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