L’Ocse: In Italia 756 miliardi di debiti fiscali

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-di SANDRO ROAZZI-

Siamo il Paese delle tante tasse ma anche di tanta evasione. A sostenerlo non sono i soliti censori moralisti di passaggio ma l’Ocse ed il Fmi che hanno fatto le pulci, spropositate come per effetto di una mutazione genetica, alle contraddizioni del nostro sistema fiscale.

Dal rapporto dell’Ocse emerge la cifra più vistosa: ci sarebbero infatti ben 756 miliardi di euro di debiti fiscali in libera uscita e da recuperare.

Le grandi cifre non da oggi stanno diventando perfino… nemiche di un fisco più equo, in quanto più sono vistose e più nel tempo diventano inesigibili. E’ avvenuto nel passato con la certificazione in Parlamento di una corposa evasione fiscale di oltre 450 miliardi praticamente irraggiungibile per vari motivi e che lasciava in… eredità solo poche briciole forse recuperabili. Ora siamo ben oltre. Complimenti. Eppure la staffilata dell’Ocse rischia di passare come l’ennesimo monito statistico, forse in attesa, chissà, fra qualche tempo dell’ennesimo… condono.

In questo disastro di mancata equità primeggia l’evasione dell’Iva che per ammissione dello stesso Ministro Padoan si aggira attorno al 30%. Storia anche questa antica, tanto da far passare la riscossione dell’Iva come uno dei misteri più irrisolvibili del fisco nostrano.

Fmi ed Ocse di conseguenza passano alle raccomandazioni: superare la frammentazione della amministrazione fiscale, restaurando fra l’altro “l’autonomia delle agenzie”, premessa ad una fase di controlli più mirati ed efficaci. Per ora nel piano c’è la fine di Equitalia che nessuno rimpiangerà. Ma molto è da ricostruire nel sistema tributario e i due organismi internazionali non fanno altro che mettere il dito nella piaga. Come da riorganizzare dalle fondamenta ci sarebbe l’Irpef, la cui riforma è nel mondo delle pie intenzioni per ora.

Eppure anche una piccola parte di quelle risorse che sfuggono agli interessi generali del Paese sarebbero preziose. Si pensi al mondo del lavoro. L’Inps informa che i contratti a tempo indeterminato, pur in territorio positivo, stanno calando e con ritmi esponenziali. L’ultima rilevazione indica un calo del 78% di assunzioni dei primi cinque mesi del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015. Mentre salgono ancora i voucher, l’ultima forma della precarietà. La flessione dipende dalla riduzione degli incentivi. E la fine dei tre anni di questo esperimento collegato al jobs act si avvicina, per ora senza un dopo. Ci fossero almeno risorse da utilizzare per creare lavoro, invece che ingrassare i furbi di turno, non sarebbe male. Sarebbe equo, come dovrebbe essere il fisco.

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