Sanità, il “privato” finanziato con soldi pubblici

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-di GIANMARIO MOCERA-

 La spesa sanitaria nel nostro Paese assorbe mediamente più del 90% delle risorse medie delle Regioni, questo è il dato di fatto! Può essere un indice importante, positivo, il nostro Ordinamento Civile è fortemente proiettato per la salute dei cittadini ed investe ingenti risorse per mantenere il livello del servizio accettabile, se non d’eccellenza, non a caso ancora oggi il nostro sistema sanitario è ritenuto uno dei migliori al mondo. Altro dato incontrovertibile è che il Servizi Sanitario Nazionale, nato del 1978 con la Legge 883 è  esempio di una legislazione innovativa e democratica, in linea con la Carta Costituzionale.

 La Legge ha stabilito per la prima volta un servizio Pubblico Universale gratuito a tutti i cittadini, superando le casse malattia, le mutue, le cliniche, ecc…ci sono voluti anni di lotte dei sindacati, della società civile per questo risultato. Oggi a distanza di qualche decennio e dopo le modifiche introdotte dai Decreti  502 del 1992 e 517 del 93 la situazione è radicalmente cambiata, i dati forniti dal Ministero della Sanità ci dicono  cosa è rimasto di Pubblico e cosa è cresciuto nel Privato, paradossalmente il Servizio Sanitario Nazionale Pubblico è diventato più o meno la metà. Cos’ha determinato una separazione così netta tra Pubblico e Privato?

Nel 1992 il legislatore con Decreto legislativo n. 502, integrato con il successivo 517 del 1993 modificò il sistema sanitario per rimettere ordine e cercare di frenare la crescita delle spese sanitarie, anche a seguito di diversi scandali che avevano investito la sanità. Con questi provvedimenti s’introdusse il concetto di “azienda” e iniziò un nuovo processo di riforma, da un lato le intenzioni erano buone, l’introduzione di una gestione aziendale affidata a manager avrebbe determinato un’attenzione migliore alle spese e soprattutto alla qualità delle prestazioni, infatti molte Aziende Ospedaliere o ASL hanno avuto comportamenti virtuosi e risultati eccellenti, ma non è cosi dappertutto! A mio avviso è qui che si è determinato il grosso dell’esborso Pubblico affidato alle Regioni, di fatto si paga sia il sistema Pubblico, che quello Privato, pagando due volte un sistema sanitario per i cittadini, è qui il vulnus.

La cattiva sanità Pubblica non capace di organizzarsi a pieno con le proprie strutture, ha volutamente delegato al privato, di fatto, la gestione d’innumerevoli servizi ai cittadini, esami, diagnostiche generali e specialistiche, tant’è che se si vuole un qualsiasi esame si corre, senza indugio, nelle strutture Private, in grado in pochi giorni di soddisfare le esigenze, almeno dal punto di vista dei tempi. Questi di seguito sono FATTI – DATI pubblici (Ministero Salute) e quindi certificati.

 

Ambulatori e Laboratori 2010 Annuario 2013 Min. Salute

Regione Pubbliche Private accreditate
Ambulatori Laboratori Altre Strutture Territoriali Strutture Semiresidenziali Strutture Residenziali Ambulatori Laboratori Altre Strutture Territoriali Strutture Semiresidenziali Strutture Residenziali
Piemonte 351 333 68 238 89 6 108 712
Lombardia 286 654 159 163 465 102 526 1.179
E. Romagna 278 555 87 183 182 33 478 730
Toscana 518 473 153 216 293 45 96 311
Lazio 252 417 52 57 584 24 1 116
Campania 295 299 78 103 1.263 128 14 42
Sicilia 328 455 30 45 1.341 87 3 63

PP.OO. Pubblici e Case di cura accreditate e non – 2010

 

Regione PP.OO. Pubblici Case di cura

accreditate e non

Piemonte 40 49
Lombardia 60 85
Toscana 42 32
E. Romagna 27 47
Lazio 75 92
Campania 55 73
Sicilia 67 64

 

 

Istituti o centri di riabilitazione

 

Regione PP.OO. Pubblici Personale Case di cura accreditate e non Personale
Piemonte 0 0 8 632
Lombardia 10 1.480 70 4.717
Toscana 99 1.211 47 1.815
E. Romagna 0 0 3 320
Lazio 5 203 75 2.576
Campania 9 249 141 3.019
Sicilia 5 92 94 2.145

 

Da quanto viene fuori da questi dati appare di estrema evidenza che siamo già a pieno titolo in una sanità privata finanziata con soldi pubblici. Non ci sarebbe nessuna obiezione da porre qualora si trattasse di Sanità veramente privata, fatta con investimenti privati e pagati direttamente da cittadini che preferiscono pagarsi di tasca propria le prestazioni. Ma quando i soldi pubblici finanziano due sistemi sanitari, cioè quello delle ASL e delle AO e in aggiunta il sistema “accreditato”, questo crea un buco nei bilanci.

Bisogna porsi la domanda: ha senso tutto ciò? Ha senso proseguire con gli accreditamentiPer ripianare il debito si è pensato di infierire ancor di più sul sistema pubblico. Infatti  la risposta è stata: incremento dei ticket, cioè 20€ a prestazione nel pubblico anche per prestazioni da 1,50€. mentre nel privato no.Si è intervenuto in modo errato, introducendo ticket, senza intervenire sulle economie di scala, ad esempio come può un reparto di ginecologia e ostetricia fare solo 500 parti l’anno, in alcune strutture anche meno, bisognerebbe farne almeno 1000 l’anno, ma anche qui, pensiamoci, poco meno di 3 parti al giorno!!!

Un altro aspetto fondamentale è quello del sistema legato al medico di base, punto focale del sistema sanitario. Dal medico di base partono la gran parte di richieste di analisi e di diagnostica, il medico di base, normalmente non fa una diagnosi e quasi interamente si appoggia agli esami, il medico di base appare così come un mero dispensatore di esami, molti parlano di Medicina Preventiva e gli esami prescritti sono un accertamento. Il medico di base non fa una diagnosi se non prima di un accertamento, manca la conoscenza del paziente.

La Carta Regionale Elettronica, avrebbe dovuto essere funzionale ai cittadini e di conseguenza anche ai medici, avrebbe dovuto riportare tutto quello che accade ad un cittadino, registrare esami, visite mediche e che tipo di farmaci  si è usati. Purtroppo questo non accade e il medico stesso non è aiutato in questo lavoro, che se ben strutturato, sicuramente può  permettere al medico di base un lavoro diverso, probabilmente capace di superare una parte  consistente di esami, contribuendo così alla diminuzione della spesa sanitaria ed a essere più medico e meno burocrate e passa carte.

Ultima questione concerne le ingenti spese per approvvigionamento del necessario per far funzionare il sistema, dalle apparecchiature per la diagnostica ai piccoli presidi medici, gli scandali di questi ultimi mesi balzati alla cronaca, hanno evidenziato abusi e discrezionalità degli acquisti, ognuno decide, o meglio  decideva quello che voleva, creando enormi disparità di costo da una regione all’altra. Quello che appare lampante in questa vicenda, è la mancanza di controlli, nessuno guarda, non esiste un sistema strutturato di controlli, non esiste una legge che li impone, non si tratta solo di vigilare sulle  gare per le forniture, ma di istituire monitoraggi costanti nel tempo per verificare la qualità degli standard, oggi non verificata.

Poche ricette ma rilevanti possono dare una svolta al sistema e recuperare efficienza e risorse, vanno fatte scelte coraggiose a favore dei cittadini e non dei baroni della medicina o del politico di turno, se fossero introdotte riforme  organizzative mirate, il sistema ne avrebbe un profondo beneficio e l’ingente quantità di risorse, provenienti dalla tassazione generale sarebbe risparmiato.

 

 

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

One thought on “Sanità, il “privato” finanziato con soldi pubblici

  1. L’ unico medico che conosce davvero il pz, lo segue e chiede pure meno indagini rispetto a tutti gli altri specialisti del Ps, ospedalieri e privati, e’ proprio il medico di famiglia!!!! Con la continuita’ delle cure e la capillarita’ sul territorio riduce gli accessi impropri al PS!!!! Rimango basita da tanta incompetenza e superficialita’…..Teresa Battista Medico di Medicina Generale o di Famiglia, “non di base ” Roma

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