Terrorismo, sconfiggiamo insieme la contabilità della paura

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-di VALENTINA BOMBARDIERI-

12 gennaio: 13 morti in un attacco suicida nella piazza Sultanahme

17 febbraio: 29 morti e 61 feriti in un attacco bomba contro veicoli militari ad Ankara.

18 febbraio: 6 morti ed un ferito. Un’autobomba parcheggiata esplode al passaggio di un convoglio militare a Diyarbakir.

13 marzo: 37 morti. Bomba in una piazza nel centro di Ankara.

19 marzo: 4 morti. Attacco suicida nella zona turistica nel centro di Istanbul; il terrorista aveva legami con l’ISIS.

31 marzo: 7 morti e circa 30 feriti. Autobomba esplode nei pressi di una stazione per autobus a Diyarbakir, nel sud est della Turchia. Ancora una volta, l’obbiettivo era un veicolo della polizia.

27 aprile: 1 morto e 13 feriti nella città di Bursa; la bomba esplode nei pressi della Grande Moschea.

1 maggio: 2 morti e 22 feriti. Un’autobomba esplode di fronte alla stazione di polizia nella città di Gaziantep; i sospetti per l’attacco suicida si concentrano sull’Isis.

10 maggio: 3 morti e 45 feriti. Esplode un camion bomba a Diyarbakir; l’obbiettivo è un veicolo della polizia di scorta ad alcuni esponenti del PKK, che erano stati arrestati.

12 maggio: 16 morti e 23 feriti dopo l’esplosione di un camion bomba nel villaggio di Dürümlü nel distretto di Diyarbakır.

7 giugno: 11 morti. Un’autobomba esplode accanto ad un veicolo della polizia a Beyazit, nel centro storico di Istanbul, in una zona molto frequentata da turisti.

8 giugno: 3 morti. Un’autobomba esplode nella città di Midyat, nel sud est del paese.

Una lista impressionante a cui si aggiunge l’ultimo attentato del 28 giugno all’aeroporto di Istanbul. I morti sono 44. I feriti 239.

A inizio aprile l’ufficio statistico dell’Onu ha diramato i dati relativi al terrorismo. Il “Global Terroris Index” che afferma che il luogo più sicuro della Terra è considerato l’Europa Occidentale. Nel 2014 il 78% dei morti sono stati in Afghanistan, Iraq, Nigeria, Pakistan e Siria. Nel 2015 l’82% dei morti sono stati in Afghanistan, Iraq, Nigeria, Pakistan, Yemen, Oman, Libia, Tunisia, Siria, Mali. Nel 94% dei casi i morti erano di fede e cultura musulmana.

In Europa nel 2015 i morti per terrorismo sono stati pari al 0,08% della popolazione. Dei dieci paesi nei quali si è verificato il maggior numero di vittime nel 2015 (più di 35.000), il 74% dell’economia locale, corrispondente all’82% dell’industria petrolifera locale ed estrattiva, al 91% del turismo internazionale e al 74% dell’agro-alimentare, è concentrato nelle mani di aziende e multi-nazionali occidentali, di cui il 62% sono europee. Tra il 2001 e il 2015 nel mondo sono morte 142.000 persone vittime del terrorismo. Nello stesso identico periodo, in tutto il continente europeo, ne sono state uccise 435, pari allo 0,3% del totale.

Nel 2016, nei primi tre mesi, in Europa sono state uccise 92 persone; 32 in Belgio, 60 in Turchia. Sempre nel 2016 sono state uccise 86 persone in Nigeria, 48 in Mali, 40 in Costa d’Avorio, 125 in Kenya, 72 in Somalia, 72 in Pakistan, 37 in India, 11 in Cina, 450 in Iraq, 245 in Afghanistan, 850 in Messico, 134 in Guatemala, 185 in Colombia, 96 in Venezuela, 670 in Siria.

Non è di sicuro volontà di chi scrive affermare che siamo fortunati, anche se in realtà lo siamo. Né tanto meno stilare classifiche di morte e di terrore. Bisogna però dire che se il terrorismo fa leva sulla paura, noi combattiamo con un gatto e loro con un leone. Bisogna vincere la paura, ma bisogna vincerla insieme.

I morti non hanno bandiera, né colore. Per una volta, stringiamoci ancora più forte e uniamoci al cordoglio di questi Paesi, dove un attentato non ha fa mai notizia come se fosse avvenuto a casa nostra.

valentinabombardieri

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