Lo slancio del Papa, l’apocalisse di Tusk

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-di SANDRO ROAZZI-

Il luogo è lo stesso: Europa. Le visioni sono molto distanti. Il Papa sulla fame sostiene che la fame non “è naturale” non “è frutto di destino cieco”, ci vogliono invece “sognatori” per evitare che i doni della terra che hanno finalità universali restino “privilegio di pochi”. Sempre nel Vecchio continente il Presidente del Parlamento europeo, il polacco Tusk, a proposito della Brexit adotta toni apocalittici: non solo potrebbe dare avvio ad un processo di dissoluzione europea (con la defezione di altri Paesi) ma potrebbe minacciare perfino le basi della stessa civiltà europea. Da un lato dunque Papa Francesco invita ad un impegno generoso, dall’altro il politico polacco disegna scenari futuri nei quali l’Europa non è certo quella del Manifesto di Ventotene, ma piuttosto quella di un disperante Medio Evo.

L’Europa è davvero ad un bivio che va oltre le pur importanti incertezze economiche. I mercati sono la cartina tornasole di questa fase confusa e densa di paure. Vacillano e scontano non solo l’eventuale effetto Brexit ma anche altri eventi di dubbio esito come le elezioni spagnole e il destino dei debiti greci. In questo contesto i rischi che si affacciano sono più quelli di sfarinamento politico della costruzione europea che di altra natura. Non è un caso che il falco tedesco Schaeuble sia stato da un lato duro con Londra ammonendo sul fatto che se uscirà dall’Europa sarà fuori dal mercato unico e dall’altro ha chiuso la porta in faccia a coloro che ritengono di dover rispondere alla Brexit con più integrazione. L’effetto domino insomma è dietro l’angolo e la sua consapevolezza genera paura.

Perché allora il messaggio di Papa Francesco è importante? Perché contrasta ancora una volta con quel cinismo di fondo che impedisce al Vecchio Continente di ritrovare slancio ideale e di assicurare una vera identità all’Europa. Eppure la semina religiosa ed anche culturale di questo Papa che ha il merito di stigmatizzare gli egoismi e le ingiustizie dell’attuale sistema economico sembrano sbattere contro il muro di gomma di un popolo europeo attanagliato dalla paura di perdere quello che ha senza chiedersi se questo è il modo migliore per proiettarsi nel futuro. Certo gli effetti economici ci saranno, ma sono a quel che si capisce controllabili sia pure con affanno. Resta il fatto che l’edificio europeo può subire la stessa sorte di quegli edifici che si vedevano sullo splendido lungomare di Beirut anni fa: intatti nella facciata, scheletri vuoti dietro.

 

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