Lavoro, la voce del Marpione

renzi

La “Voce del padrone” era una etichetta discografica. Adesso, parafrasando quel marchio, Matteo Renzi potrebbe intitolare la sua diretta Facebook “la voce del Marpione” (secondo il dizionario, persona scaltra o, più simpaticamente, furbacchione). Ha dichiarato che sui dati resi pubblici proprio ieri dall’Inps sull’occupazione e sul funzionamento del combinato disposto Jobs Act – decontribuzione sono state scritte delle gran balle spaziali (parole nostre, non sue). Ha spiegato: “Nel giro di due anni abbiamo recuperato 400mila posti di lavoro”. Ha aggiunto che siamo solo in presenza di un rallentamento. Orbene, i numeri si possono interpretare ma se si applica ad essi il buon senso domestico (cioè di donne e uomini che si recano al mercato o al supermercato a fare la spesa) forse vien fuori qualcosa di diverso dal semplice rallentamento. Andiamo con ordine. La Commissione Ue ha certificato che dal 2008 (anno in cui esplode la crisi) al 2014 sono stati persi in Italia 1,2 milioni di posti di lavoro. Nel 2008 il tasso di disoccupazione era attestato al 6,7 per cento, adesso è all’11,4 e l’Istat prevede che a fine anno sarà all’11,3. Forse più che di rallentamento, bisognerebbe parlare di frenata. E, comunque, stando alle percentuali, non è che si riesca proprio a notare la presenza di quei quattrocentomila “nuovi” posti. Forse perché in larga misura si tratta di posizioni già esistenti e semplicemente trasformate, insomma di “riciclaggio” occupazionale buono per la propaganda ma non per una valutazione attenta ed equanime delle condizioni degli italiani?

fondazione nenni

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One thought on “Lavoro, la voce del Marpione

  1. Questo è successo nella scuola. Le assunzioni di quest’estate erano persone che lavoravano già. Hanno il ruolo, ma con un’ansia che non è ancora finita su dove finiranno; ora dovranno cambiare di nuovo sede su cento possibili province. I posti sono stati assegnati anche a persone che avevano un altro lavoro e a cui è stato detto di prendere o lasciare, avendo essi superato un concorso, anche vent’anni fa: essi hanno accettato e fanno l’anno di prova perché non si butta via un posto di ruolo. Il prossimo anno andranno in aspettativa e lasceranno l’organico scoperto per anni. Sono inoltre state assunte solo le risorse che si volevano assumere senza badare minimamente alle esigenze della scuola. I professori di musica sono andati dove già c’erano e mancano dove servivano. Studenti beffati: i veri utenti della scuola.

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