I vizi dei “virtuosi” tedeschi

– di ANTONIO MAGLIE –

A volte anche i “virtuosi” sbagliano. Solo che essendo estremamente convinti delle proprie virtù, non è che facciano ammenda come noi italiani (che semmai dopo aver chiesto scusa, esserci battuti il petto tre volte e garantito che in futuro non capiterà più, ripiombiamo esattamente negli stessi vizi o disattenzioni), al contrario continuano imperterriti a sbagliare, impartendo lezioni, distribuendo “compiti a casa” e infliggendo penalità. La Germania, da questo punto di vista è un esempio luminoso; Wolfgang Schaeuble, a sua volta, di questa granitica fiducia nell’infallibilità teutonica è il vero campione. Nell’universo del ministro tedesco, uomo forte del governo, chiaramente in pista per succedere alla signora Angela Merkel, il tarlo del dubbio non è previsto. L’altro giorno al G 20 ha prescritto le sue solite ricette per uscire definitivamente dalla crisi, sostenuto da quello che sembra essere il suo miglior alleato, il banchiere centrale, Weidman. I due sembrano avere in particolare due nemici: coloro (e sono tanti, anche autorevoli premi Nobel) che da tempo sostengono che le difficoltà europee possono essere superate solo con politiche espansive perché è evidente che a chi è colpito da disidratazione non può essere vietato l’uso dell’acqua minerale; e la Bce che “non è la panacea di tutti i mali” (parole di Weidman) alla cui guida, per giunta, c’è un italiano, Mario Draghi, cioè un figlio di quel popolo troppo vizioso e pochissimo virtuoso.

Stando, però, molto in cattedra si rischia l’isolamento nell’autoreferenzialità e nell’assoluta fiducia nei propri dogmi (o nei propri pregiudizi) con la conseguenza di perdere di vista la realtà. E’ accaduto a fine anno, con i fatti di Colonia. Convinti dell’infallibilità delle forze di polizia, dello scientifico controllo del territorio, prima i tedeschi sottovalutarono (o coprirono), poi faticarono a riprendersi dallo choc. Con qualche defenestrazione sistemarono la situazione ma non si è mai capito come sia potuta accadere una cosa del genere. Sembrava un episodio, una eccezione, biasimabile ma limitata a quel periodo, a quella città, a quella situazione particolare, cioè i festeggiamenti di fine anno. Invece, l’altro giorno, i tedeschi che da tempo puntano il dito sulle “leggere” procedure di identificazione seguite nel nostro Paese, hanno annunciato che si erano perduti per strada centoquarantamila (migliaio più, migliaio meno) immigrati. Che vi sia qualcosa che non funziona nella geometrica potenza del sistema di controllo del territorio della Repubblica Federale?

Ma qualcosa non funziona nemmeno nelle teorie del ministro Schaeuble e nei modi in cui applica nei confronti di sé stesso (e del proprio paese) le prediche che impartisce agli altri dall’alto della sua sconfinata virtù. Infatti, i Country Reports messi a punto da Bruxelles non solo puntano il dito contro gli italiani (la cosa non fa notizia), ma per una volta (dopo molti anni di disattenzione, va anche detto) tirano le orecchie alla Germania che, chissà come mai, riesce sempre a evitare le procedure di infrazione anche quando le manchevolezze sono chiare e documentate. A parere dei tecnici europei, infatti, non solo Schaeuble sbaglia a criticare gli stimoli fiscali per favorire la crescita, ma dovrebbe fare ammenda (e non solo ammenda) su una questione che si configura come una vera e propria violazione degli accordi europei: l’avanzo commerciale. Il limite è del 6 per cento. Berlino nel 2014 lo sfondò tranquillamente: 7 per cento. Pentiti? Perché mai, “siamo virtuosi”. Conclusione: nel 2015 è salito all’8 per cento. La Germania potrebbe contribuire alla crescita della domanda globale ma si guarda bene dal farlo. Come dire: privatizza i benefici e socializza gli svantaggi accompagnandoli anche con qualche illuminata lezione.

antoniomaglie

2 thoughts on “I vizi dei “virtuosi” tedeschi

  1. Bravo. Condivido pienamente l’analisi. Persino l’ultimo report dell’OCSE sulla crescita sostiene che senza un livello adeguato della domanda, le riforme strutturali non funzionano. Ma i governanti tedeschi non cambiano idea. Quello che trovo incomprensibile è l’assordante silenzio dei socialdemocratici. Enzo

  2. Caro Enzo, il problema della socialdemocrazia europea, nelle diverse declinazioni, è la subalternità alle ideologie liberiste prodotta dall’idea che basti una conversione politica verso centro-destra per ottenere una versione più “educata” di liberismo e, conseguentemente, vincente a livello elettorale. Non credo che sia esattamente ciò che serve per ridare un’anima a un’idea che, come diceva Matteoti, non muore. Però sonnecchia. Ciao

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