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Le parole d’autore di Pietro Nenni (undicesima puntata)

- di FRANCESCA VIAN-

RETICOLATO

nenni fumettoNenni utilizza per primo, nella storia della lingua italiana, la parola militare reticolato in modo figurato, per dare il senso plastico di un’imposizione sciagurata dell’Intesa, nel momento in cui milioni di persone implorano aiuto.

Nel 1919, gli Alleati decidono che la Russia sovietica sia completamente isolata; le condizioni del blocco ai bolscevichi sono durissime, imposte a tutti gli Stati europei: “per non incrementare la loro forza e la tirannia che essi esercitano sulle popolazioni russe”, “dal momento che il loro capo, Lenin, ha sfidato tutte le leggi umane e divine” (dai documenti del Consiglio Supremo, 8 e 19 agosto 1919; fonte CNR, Istituto di Studi giuridici internazionali).

La situazione si aggrava con la siccità del 1921: milioni di persone nella regione del Volga rischiano la morte per fame. Le proporzioni del dramma sono terribili. Dopo il disperato appello di Gorki di aiutare il popolo russo, la forza immaginifica di Nenni vede un reticolato di filo spinato steso intorno a una nazione in tragica difficoltà. La prima volta la voce compare fra virgolette, segno che Nenni è consapevole di utilizzare la triste parola reticolato in una accezione nuova.

La politica del «reticolato» intorno alla Russia, cara a Clemenceau, non sarà abbandonata se il proletariato non troverà la forza e l’energia per imporre la sua volontà” (Avanti!, 1 luglio 1922, pagina 5).

L’Intesa, (…) che ha steso intorno alla Russia il reticolato di filo spinato attraverso il quale non sono potuti passare il pane ed i medicinali che avrebbero salvato da morte milioni di uomini, s’arma di cesoie per recidere i fili dell’infame reticolato” (Avanti!, 15 gennaio 1922, pagina 1).


Essendo riuscita ad isolare dietro il reticolato di filo spinato la Rivoluzione russa, (…) la borghesia è riuscita (…) a prolungare il suo potere” (Avanti!, 4 aprile 1922, pagina 6).

Tutti e tre i commenti alla “politica della porta sbarrata” nel blog della scorsa settimana, hanno giustamente imposto una riflessione sull’attualità del pensiero di Nenni; è stata ricordata la chiusura delle porte agli esseri umani, e la necessità di un pensiero rivolto al futuro. Mi hanno fatto pensare anche ai tanti reticolati – veri o figurati – dove sono rinchiusi uomini e donne, che sono ancora presenti nel mondo, ad esempio per i lebbrosi, già denunciati da Raul Follereau.

Reticolato è una parola molto antica, derivata dal latino reticulātu(m), e significa “a forma di rete”; ha tante accezioni e ha un significato anche militare: “Ostacolo passivo che serve per trattenere le truppe attaccanti sotto il fuoco della difesa; si allestisce con filo di ferro spinato costituito in genere da un intreccio di due o tre fili, che presenta lungo il suo sviluppo, alla distanza di circa 10 cm l’uno dall’altro, una serie di tortiglioni di filo di ferro con quattro punte; tale ostacolo è collocato a circa 50 metri dalle postazioni di tiro e ha un andamento irregolare (…): ebbe larghissima diffusione durante la prima guerra mondiale, ma ancora oggi è usato presso tutti gli eserciti” (Grande dizionario dell’uso, diretto da Tullio De Mauro). La voce militare “reticolato” è proprio figlia della prima guerra mondiale, voce dunque giovanissima nel 1921, che ci appare però vecchia, poiché il reticolato è durante la guerra sotto gli occhi di troppi individui, ed è così vivo – accanto alle trincee – nell’immaginario collettivo.

La parola militare “reticolato” diviene inoltre tristemente famosa durante la seconda guerra mondiale, come sinonimo di lager. Questo uso della voce militare non riguarda Nenni, se non perché, fra i reticolati nazisti, vi lasciò una delle sue quattro figlie. Ma voglio accennarne qui ugualmente, perché non ho trovato un solo vocabolario che attesti questo significato. Eppure è la parola normalmente utilizzata dagli internati italiani; esiste anche un periodico chiamato “Reticolato” (che si può vedere al Museo dell’Internato Ignoto di Padova); è una voce utilizzata anche nei titoli delle opere dei pittori internati (si veda “La Resistenza nei lager vissuta e vista dai pittori”, Roma, 2000, ed. Associazione Nazionale ex Internati; nella foto una cartolina disegnata da Publio Morbiducci per l’ANEI).

L’uso di “reticolato” per “lager” deriva anch’esso dall’accezione militare sopra ricordata, ma non è un uso figurato, come quello che ne fa Nenni (il reticolato intorno alla Russia uccide, ma non esiste per davvero); si tratta di una strutturazione retorica chiamata sineddoche, cioè di nominare una entità con il nome di una parte di essa: il reticolato, appunto, cinge i lager, ma non coincide con i lager, così come le navi si possono chiamare “scafi”, dal nome di una parte di esse.

In un vocabolario ho trovato diciassette accezioni diverse di reticolato, oltre a quelle della vicina parola “reticolo”, ma non c’era questa di “lager”, importante invece da custodire, per conservare questa memoria dei campi così diretta, immediata, non astratta.

Vi prego, siate come soldati, (…)

che sono entrati per primi,

oltre i reticolati di un lager.

Pier Paolo Pasolini

Il prossimo appuntamento è con la politica della presenza.

francescavian@gmail.com

Informazioni su fondazione nenni ()
Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

6 Commenti su Le parole d’autore di Pietro Nenni (undicesima puntata)

  1. Luisa Ruvoletto // 4 febbraio 2016 alle 13:04 // Rispondi

    Seguo con molto interesse questa pagina di Francesca Vian sulle parole di P. Nenni. Anche questa volta, come per le precedenti “puntate”, non si può non riconoscere come la riflessione sulle parole e sulla loro storia sia un modo per riflettere sul nostro presente, sui valori che vogliamo riconoscere come tali e sui principi per cui siamo ancora disposti a combattere. Tanti reticolati segnano tuttora i nostri confini, reali o immaginati. Per una strana illusione del pensiero coloro che li mettono intorno a sé stessi sono fermamente convinti di metterli intorno agli altri.

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  2. Concordo completamente con il commento di Luisa Ruvoletto. Grazie Francesca

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  3. Anche questa settimana una pagina molto interessante. Ieri, i reticolati e i muri avevano una funzione politica; oggi vengono innalzati muri per allontanare uomini, donne e bambini in fuga da guerre o da povertà.Il muro, però, impedisce di vedere al di là del proprio orticello, rendendo le comunità più insicure.
    Ancora grazie a Francesca Vian !

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  4. Concordo sull’estrema attualità delle riflessioni. Il genio è tale quando è eterno. Ad ogni puntata le lezioni di Pietro Nenni ci invitano a riflettere sul nostro presente, questa settimana ai reticolati di ieri e alle svariate forme che tristemente assumono i reticolati di oggi…

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  5. Vi ringrazio di rendere attuale il pensiero di Pietro Nenni. Colgo l’occasione per correggere una mia svista di trascrizione: l’uso figurato di reticolato appare per la prima volta il 21 luglio 1921, in piena crisi di siccità (non l’1 luglio 1922).

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  6. Davvero molto interessante. Brava e grazie!

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