La calunnia è un venticello

silone

-di ALFONSO ISINELLI-

Come un fiume carsico, periodicamente da ormai quindici anni, riappare la storia di Ignazio Silone informatore dell’OVRA, ad opera, alternativamente di Dario Biocca e Mauro Canali. L’ultimo capitolo appartiene a quest’ultimo, nel recente volume “Il tradimento. Gramsci, Togliatti e la verità negata”, ennesima rivisitazione dei rapporti fra i due leader comunisti, del progressivo abbandono da parte del PCd’I di Gramsci in carcere per il suo forte dissenso sulla linea tenuta dal partito diretto da Togliatti e del processo di revisione del pensiero gramsciano nel secondo dopoguerra. Non viene proposta una nuova documentazione significativa in merito, che possa mettere in luce nuovi elementi chiarificatori, si avanzano dubbi, con il solito metodo di sospetti non provati, sulla figura di Riccardo Lombardi.

E poi un capitolo, il terzo, dal titolo sibillino: “L’informatore Silone”. E subito si va a vedere di cosa si tratti. Aspetti di imbatterti nella prova determinante che accusi Silone di aver tradito e contribuito all’arresto di Gramsci, notizia lanciata con enfasi dalle pagine culturali del Corriere della Sera del 18 novembre “Anche Silone tradì Gramsci” a firma Dino Messina. E invece si fa riferimento all’arresto, il 5 luglio 1926 di Francesco Innamorati, responsabile del PCd’I per l’Italia centrale e al sequestro, presso la sede dove lavorava, di documenti del partito, fra cui otto firmati Silone, allora capo dell’ufficio agitazione e propaganda. Due giorni dopo, riconosciuto da un ex comunista a Roma, Silone fu arrestato. E qui entra in gioco Guido Bellone, allora capo della squadra politica della Questura di Roma, che secondo gli accusatori si serve di Silone come fiduciario personale sin dal 1919 (!) ma che in realtà, probabilmente, Silone aveva conosciuto nel corso della sua attività politica, allora nel PSI e che sicuramente fu il suo tramite quando fra il 1928 e il 1930 (parole della Polizia politica fascista nell’ottobre del 1937) “diede a vedere di essersi pentito del suo atteggiamento antifascista…fornendo disinteressatamente, delle informazioni generiche circa l’attività di fuoriusciti. Ciò fece nell’intento di giovare al fratello….”.

Bellone coordina l’indagine sull’arresto di Innamorati e quando qualche giorno dopo si trova di fronte Silone, pur sapendo chi sia, avendo appena esaminato i documenti sequestrati ad Innamorati, lo rilascia (di sua libera iniziativa, senza giustificare il motivo oppure perché, nonostante il regime fascista stesse montando, la democrazia non era stata ancora soppressa e vigevano delle regole per cui in assenza di riscontri certi, si rilasciava l’imputato, vedi il caso di Ena Viatto, moglie di Girolamo Li Causi citato a pag, 118-120 del volume in questione, assolta nonostante avesse dichiarato il suo essere comunista). Ma della complicità di Silone, nell’arresto di Gramsci, che peraltro avvenne oltre quattro mesi dopo, non vi è traccia: le carte sequestrate ad Innamorati furono usate nel processo contro Gramsci.

E allora, da una parte resta il titolo a sensazione del Corriere, su un fatto inesistente, dall’altra Canali, solo per ricordarci che lui l’aveva detto, inserisce in un libro su Gramsci un capitolo su “Silone informatore” che c’entra come i cavoli a merenda. Probabilmente per non farsi dimenticare.

Alfonso Isinelli

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