Nenni fascista? Ma non scherziamo

– di ANTONIO TEDESCO –

Il Direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti nell’editoriale del 25 novembre – Leggete due libri prima di delirare –  scrive che «L’Italia è stata fascista fino al midollo» ed invita le “sardine” a leggere due libri prima di delirare (quelli di Vespa e Scalfari), perché anche un personaggio del calibro di «Nenni è stato fascista». Forse è utile, a tal proposito, fare qualche precisazione di carattere storico sullo storico leader del socialismo italiano Pietro Nenni.

Come raccontato dallo storico Tamburrano (Pietro Nenni, Laterza, 1986), quei pochi giorni nel fascio di Bologna nel 1919, fondato da repubblicani e interventisti democratici di sinistra, fu un trascurabile episodio della vita pubblica, un abbaglio ma un profondo trauma nella vita intima di Nenni, all’epoca esponente di spicco del Partito Repubblicano.

In realtà, la prima impressione che Nenni ebbe del progetto mussoliniano fu pessima. Quando il 23 marzo del 1919 Mussolini fondò i “Fasci di Combattimento” pubblicò sul Giornale del Mattino di Bologna, che dirigeva, un articolo piuttosto critico nei confronti del movimento del futuro Duce, definito «pericoloso come il bolscevismo».

Due settimane dopo Nenni, nel clima esasperato del dopoguerra, vinte le resistenze decise di partecipare alla riunione fondativa del fascio bolognese, insieme al gruppo dirigente del suo partito, nonostante fosse ormai diviso politicamente da Mussolini dopo l’aspra polemica su Bissolati alla fine del 1918. L’adesione di Nenni rappresentò il tentativo, condiviso con noti esponenti repubblicani di Bologna, di impegnare il fronte democratico interventista di sinistra, di cui era stato autorevole esponente, nella battaglia per la costituente e la repubblica (basta leggere gli articoli di Nenni sul Giornale del Mattino all’inizio del 1919): ma fu una valutazione sbagliata e se ne accorse pochi giorni dopo.

All’assemblea fondativa del Fascio bolognese, che si tenne nel pomeriggio del 9 aprile nella sede della Lega latina della gioventù, alla presenza di un centinaio di repubblicani, qualche anarco-sindacalista e qualche nazionalista, Mussolini per prudenza non vi partecipò. Erano evidenti le differenze politiche con il gruppo promotore e mandò a presiedere e a controllare i lavori il ravennate Ferruccio Vecchi. Furono nominati nel gruppo dirigente del Fascio: Guido Bergamo (repubblicano), Renzo Fontanesi (repubblicano), Pietro Nenni (repubblicano), Adelmo Pedrini (anarchico) e Dino Zanetti (monarchico e nazionalista). Il giorno dopo il quotidiano cattolico L’Avvenire d’Italia scrisse che era nato un Fascio “a tinta socialistoide” e la linea politica del movimento bolognese, sin dall’inizio, non risultò gradita a Mussolini, alle autorità militari e al Prefetto (Cfr Nazauro Sauro Onofri, Origine e nascita del fascismo bolognese, Feltrinelli, 1980).

Per questo, poco tempo dopo, Zanetti e il gruppo di monarchici uscirono e fondarono la “Lega antibolscevica popolare”, la quale divenne la sezione ufficiale  del Fascio bolognese.

Dopo poche settimane, Nenni decise di prendere le distanze dal movimento bolognese quando si rese conto del carattere reazionario che stava assumendo a livello nazionale (condannò duramente le aggressioni fasciste a Milano): «Conoscevo quasi tutti i suoi capi, di molti sapevo che erano in buona fede e che credevano di servire un ideale di riscossa nazionale anche quando facevano le vendette politiche e sociali della borghesia; alcuni ne vedevo che non erano malvagi e che la logica implacabile del movimento spingeva alle peggiori follie ed al delitto; dietro i fanatici in buona fede, dietro i capi scarichi che si gettavano nell’avventura, dietro i famelici attirati dalla prospettiva del bottino, dietro i mercenari per i quali la guerra civile era un impiego, indovinavo nell’ombra gli industriali e gli agrari accecati di vendetta contro i socialisti e contro le leghe (Pietro Nenni, Pagine di Diario “Cose vissute”)». Già nell’estate del 1919 Nenni si schierò convintamente con i contadini, con gli operai e i disoccupati appoggiando gli scioperanti di Molinella guidati dal socialista Massarenti e legando in fraterna amicizia con i compagni Giuseppe Bentivogli e Paolo Fabbri: “Fu nella piena coscienza del pericolo rappresentato dal fascismo, dal dinamismo del suo capo, dalla forza di attrazione di alcune delle sue idee e dei sentimenti e risentimenti sui quali si appoggiava, che io trovai i motivi per prendere un netto atteggiamento antifascista. Sul piano locale lo sciopero contadino dell’estate 1919 mi offerse l’occasione di rompere ogni equivoco” (Pietro Nenni, Pagine di Diario “Cose vissute”).

L’anno successivo Nenni si dimise dal Partito Repubblicano, cambiò idea sulla guerra ed aderì, come lui stesso racconta, al Partito socialista: «Nel 1921 la battaglia proletaria per il potere era perduta. Restava la possibilità di sbarrare la via al fascismo con un movimento di unione di tutte le forze popolari, funzione che il Partito Socialista era solo a poter assolvere. In un momento in cui non era più permesso a nessuno starsene alla finestra, la mia adesione andò quindi al Partito Socialista». Nel marzo del 1921 Serrati rimase impressionato dal coraggio di Nenni, in prima linea contro i fascisti nella difesa della sede dell’Avanti! di Milano. Poi anni di lotta politica, articoli infuocati, libri contro il fascismo che gli resero la vita un inferno.

Se Nenni fosse stato fascista non avrebbe vissuto una vita fatta di sofferenze, privazioni e tragedie. Ricordiamo le persecuzioni, le condanne subite (per citarne una: 6 mesi di carcere per l’opuscolo sull’assassinio di Matteotti), le continue perquisizioni, la devastazione della propria abitazione di Milano nel 1926, diciassette anni di esilio in Francia e la morte della figlia Vittoria nel campo di sterminio di Auschwitz.

 

 

 

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

One thought on “Nenni fascista? Ma non scherziamo

  1. Pietro Nenni non è mai stato fascista, così come è certo che il sole sorgerà domani mattina. Dal punto di vista della certezza, siamo sullo stesso piano. Tuttavia, ogni tanto, qualche buontempone tira fuori questa stupidaggine del presunto fascista, e farebbe invece meglio a chiedersi quanto peggio potremmo stare coi Savoia. Giacché quelli avremmo, al posto di Mattarella, se non fosse stato per Pietro Nenni.

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