Gioco d’azzardo: addio pubblicità

– di FEDERICO MARCANGELI –

Il gioco d’azzardo è un problema pesante, che investe una schiera eterogenea di italiani e che molto spesso non viene considerato dai media. Dal 2000 al 2016 abbiamo visto un incremento significativo dei guadagni lordi dal gioco d’azzardo, che sono passati da 20 a 96 miliardi. Di questi, 19 miliardi entrano direttamente nelle casse dello stato (circa 10 miliardi) o rimangono nel settore (ricevitorie, bookmakers ecc.), mentre la restante parte è il payout (il ritorno economico) per i giocatori. Il trend non sembra destinato a decrescere, con un giro d’affari ancora più alto nel 2017: 100 miliardi. Appare chiaro quanto il problema sia esteso e come incida sulla vita di migliaia di persone, che quotidianamente gettano soldi in questo buco nero. L’attuale governo, in mezzo ad un mare di “deliri” difficilmente condivisibili, ha però attuato una scelta positiva: vietare la pubblicità per i giochi d’azzardo. Un primo passo verso la giusta sensibilizzazione sul tema che, seppur limitato, ha quantomeno permesso un dibattito pubblico di ampio respiro. Il decreto contenente la disposizione (il cosiddetto “Decreto Dignità”) dovrà essere approvato entro 60 giorni dalle camere, che potranno anche modificarlo (speriamo in meglio), ma produrrà i suoi effetti anche in questo periodo di “transizione”. Il quadro normativo che si prospetta è quella di un divieto di pubblicità decisamente esteso, che esclude solo i contratti in essere (fino al 30 giugno 2019) e le lotterie con estrazione in differita (una sorta di clausola salva-Lotteria Italia).  Come recita la norma: “è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni ed internet” nonché, a partire dal 2019, “il divieto di cui al presente comma si applica anche alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive ed acustiche e la sovrimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti la cui pubblicità, ai sensi del presente articolo, è vietata”.
In caso di violazione le sanzioni saranno del 5% rispetto al valore della sponsorizzazione ma non potranno mai scendere sotto la soglia minima di 50’000€. Il ricavato delle stesse andrà a finire in un fondo specifico per la lotta alla ludopatia.

Nonostante questo fenomeno non possa combattersi solo con il divieto di pubblicità, è indubbio che la valanga di spot di questi anni abbia peggiorato la situazione. I “bonus di benvenuto”, le “giocate gratis” alla prima ricarica e tutti gli altri incentivi pubblicizzati sono una fonte inesauribile di nuovi giocatori, causando l’ingresso in questo mondo di sempre più soggetti. I nuovi limiti (sperando che non vengano stravolti in parlamento) cercano di mettere un freno a questo trend e non possiamo che esserne contenti.

 

federicomarcangeli

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