Non solo Sanremo, l’altro festival dell’industria italiana (che cresce)


-di ANTONELLO DI MARIO*-

L’editoriale di “Fabbrica societa’ ” il giornale della Uilm che sara’ on line da domani mattina.

Il Paese ha mostrato una forte unità ritrovandosi nella visione del Festival della canzone italiana, al punto che molti critici musicali e non solo hanno notato come la maggioranza silenziosa degli italiani apprezzasse l’impegno e l’amore narrati nei testi sanremesi.

QUESTIONI GEOPOLITICHE ED ELEZIONI DEL 4 MARZO

Eppure altri motivi di preoccupazione, che potevano destare le reazioni unitarie degli italiani, ce ne sono stati. Ad esempio, solo per citarne alcuni, le turbolenze a Wall Street, la tempesta delle criptovalute, la guerra monetaria tra gli Stati Uniti d’America e i Paesi dell’Eurozona ed, infine, il consueto clima di scontro registrato nella nostrana campagna elettorale. L’interesse per “le canzonette”, insomma, ha avuto la meglio sulle questioni geopolitiche e quelle più strettamente politiche che riguardano il voto del prossimo 4 marzo. Difficile percepire sentimenti di fiducia in attesa di un nuovo equilibrio internazionale, o di un nuovo esecutivo che attui le riforme e non comprometta il percorso di risanamento.

BOCCIA ED IL PRIMATO DELLA MANIFATTURA

Ma qualcosa si muove, al punto che Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, confida al Corriere della Sera che l’Italia in Europa potrebbe aspirare a scalare la prima posizione come paese manifatturiero. L’industria italiana, infatti, cresce. Ci comunica l’Istat che a dicembre 2017 è salita dell’1,6% rispetto al mese precedente e del 4,9% rispetto a dicembre del 2016. La produzione media in questione è cresciuta del 3%, il doppio di quella dell’intero 2016. Occorre consolidare questo exploit produttivo, affinché abbia effetti benefici sull’intera ricchezza nazionale.

DE FELICE E LA MECCANICA PROTAGONISTI

Per Gregorio De Felice, capo economista del gruppo Intesa San Paolo, l’obiettivo di una crescita del Pil italiano al 2% è possibile: “La meccanica – ha detto – principale fornitore dei beni necessari al rinnovamento in ottica 4.0 sarà protagonista del rafforzamento del manifatturiero con tassi di sviluppo intorno al 3% nel 2018-2019. Cresceranno più della media anche altri settori a medio-alto contenuto tecnologico, autoveicoli e moto, farmaceutica, largo consumo ed elettrotecnica”.

PRODI E LA SPINTA NELL’EDILIZIA

Romano Prodi, ex premier, è da sempre convinto che la ripresa della domanda e l’aumento degli investimenti costituiscono la condizione necessaria per l’aumento della produttività: “Non è stato sufficientemente messo in rilievo – ha sottolineato il “Professore” – che, se alla ripresa degli investimenti nel settore manifatturiero si aggiungesse una spinta nell’edilizia e nei lavori pubblici, il quadro migliorerebbe subito”.

LA CAPRIA E LA TERAPIA ITALIANA

Di certo il quadro suddetto non potrà evolvere in meglio se non si riuscirà a dare un assetto stabile ed una prospettiva certa ad un grande gruppo siderurgico come è quello dell’Ilva. Bisogna sempre ricordare che la produzione di buon acciaio in Italia rimane il cuore pulsante della realtà manifatturiera del Paese.
Non siamo solo una nazione che ama le canzonette. “Parlare male di sé – come spiega Raffaele La Capria, fine intellettuale partenopeo – come facciamo noi italiani, può avere molteplici e complicati risvolti, e può anche essere inteso come una terapia di chi sa di essere malato, ovvero anomalo, ma sa anche che alla fine ce la farà”. Speriamo sia così anche per la nostra industria.

*Fonte: formiche.net

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