4 febbraio 2004, nascita di un “cannibale” globale: Facebook


-di FEDERICO MARCANGELI-

Il 4 Febbraio del 2004 nasce il social network per eccellenza: Facebook. Il suo scopo iniziale era quello di creare una rete sociale tra tutti gli iscritti all’università di Harvard, sfruttando il portale ideato da 5 studenti: Mark Zuckerberg, Eduardo Saverin, Andrew McCollum, Dustin Moskovitz e Chris Hughes. Il grande successo del sito portò alla sua espansione repentina.
Dapprima furono inclusi i college di Boston e Stanford, poi tutti i maggiori di 13 anni ebbero la possibilità di entrare nella rete.
Tra il 4 Febbraio 2004 ed il 26 Settembre 2006 la piattaforma globale vide la luce. Senza dubbio questa è stata la più grande rivoluzione tecnologica dall’avvento del web, visto che ha totalmente stravolto le metodologie di interazione con la rete.
In pochi anni è diventato il terzo indirizzo mondiale più visitato (dopo Google e Youtube), avvicinando al computer (o a strumenti simili) moltissimi soggetti poco avvezzi alla materia.
Il problema fondamentale di questo strumento è l’enorme portata che ha acquisito nelle vite di moltissime persone. Facebook ha incanalato in se numerose “funzioni” che prima erano diluite in vari mezzi, concentrando nelle mani di una sola azienda un potere inimmaginabile.
Marketing, vita sociale, comunicazioni politico/istituzionali, intrattenimento e informazioni private, tutte nelle mani di un colosso che aumenta il suo fatturato del 50% annuo.

Si pensi al potere che può esercitare una multinazionale in possesso di questa influenza. Gli interrogativi che ha suscitato questa posizione dominante sono molteplici, primo fra tutti quello riguardante la gestione dei dati personali. Le norme d’uso del social sono abbastanza chiare, ma non tutti gli utenti le conoscono.
Per riassumere: Facebook può tracciare tutta la vostra attività sul portale ed arricchirla con i dati forniti (data di nascita, sesso, ecc), ottenendo una profilazione capillare dei suoi utenti.
Lo scopo ultimo è quello di monetizzare attraverso dei contenuti pubblicitari mirati.
Fin qui tutto bene (se si è consci della cosa), ma le problematicità risiedono in tutte quelle informazioni sensibili (orientamento sessuale, politico, religioso ecc) che meriterebbero una maggiore protezione. Vengono utilizzate? Se sì, in che modo? Stando alle fonti ufficiali tutto viene trattato con la massima trasparenza, ma la conferma assoluta possono averla solo i gestori del sito.
Un ulteriore impatto dell’azienda riguarda anche la socialità degli iscritti. Facebook ha stravolto (in molti casi) le relazioni personali, creando un mondo parallelo di “amici” e delle vere e proprie dipendenze. Delle psicosi che influenzano l’esistenza di milioni di utenti e che li spingono a rimanere legati senza sosta alla piattaforma.
Non ultimo è il problema delle bufale (notizie false) che attraverso il social raggiungono una diffusione esponenziale. L’azienda ha già detto di voler mettere un freno alla vicenda, ma senza cancellare le “fake news”. L’unica azione che metterà in atto (non si sa quando), sarà quella di segnalare con un bollino tutte le informazioni non verificate. Ma perché non eliminarle definitivamente? Semplice, anche le bufale fanno guadagnare il sito: 1.65 miliardi di utenti che lo utilizzano una volta al mese, 1.06 miliardi che accedono quotidianamente, di cui 21.000.000 italiani. Questi numeri hanno portato ad un utile netto di 1.31 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre del 2016.
Con tutte le sue contraddizioni questo social network è diventato un player della scena globale e non sembra mostrare il minimo segno di cedimento. Una macchina da numeri che accresce ogni giorno i suoi introiti ed il suo peso nel mondo.

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