Storie di olocausto ed altri crimini contro l’umanità: l’ipocrisia della Polonia conservatrice


   – di GIULIA CLARIZIA-

La Polonia sempre meno democratica dei conservatori di Diritto e Giustizia continua a far parlare di sé. Dopo la riforma del sistema giudiziario dello scorso anno, che ha minato fortemente l’autonomia della magistratura subordinandola all’esecutivo, in questi giorni non si parla d’altro che della legge che vieta di attribuire ai polacchi qualsiasi tipo di responsabilità riferita all’olocausto.

Altro che tutela contro le fake news! In Polonia se qualcuno attraverso i media diffonderà ricostruzioni storiche o notizie che compromettono il buon nome dei polacchi in questo senso, rischierà fino a tre anni di reclusione.

La Polonia di certo non porta un peso leggero. Il suo territorio ospita il più tragicamente celebre campo di concentramento, lavoro e sterminio, quello di Auschwitz Birkenau, un enorme complesso di morte che comprendeva altri 45 sotto campi. Oltre a ciò, nella Polonia occupata dai nazisti vennero istituiti numerosi altri campi meno celebri ma non per questo meno dolorosi. A partire da questa cupa pagina di storia, è sorta una controversia in merito all’espressione spesso utilizzata a sproposito dai media internazionali: “Polish Death Camp”. L’aggettivo “polacco” potrebbe infatti essere frainteso e letto nel senso di una appartenenza non solo prettamente geografica da parte polacca rispetto ai campi nazisti.

Voler prendere le distanze da tutto questo è comprensibile,  come è stato fatto tramite la modifica del nome di Auschwitz Concentration Camp in Auschwitz Birkenau – German Nazi Concentration and Extermination Camp (1940-1945), dove la specifica “German Nazi” appare rilevante. Ma gli emendamenti  alla legge sull’Istituto Nazionale della memoria- Commissione per la persecuzione di crimini contro la nazione polacca- recentemente approvato va ben oltre. La Polonia ha messo in pericolo la libertà di stampa e di opinione, nonostante il primo ministro Morawiecki abbia garantito il contrario.

Come ha detto il primo vice-presidente della Commissione Europea Frans Timmermans: “ Ogni Paese che è stato sotto l’occupazione nazista ha avuto molti eroi, ma anche collaboratori con i nazisti occupanti. Questa è la realtà che tutti dobbiamo affrontare”. E a quanto pare, il governo polacco non vuole che questo aspetto venga affrontato. Il che appare in contraddizione con la tradizione di antisemitismo che in Polonia risale a ben prima dell’occupazione nazista ed è sopravvissuta alla fine della guerra.

Non tutti gli ebrei polacchi che persero la vita durante la guerra finirono nei Lager. Il fenomeno dei pogrom, cioè violente esplosioni d’ira nei confronti degli ebrei diffuse in tutta l’Europa dell’est, era altresì comune e comportò la morte di numerosi ebrei proprio per mano di concittadini polacchi.

In questa cornice non sembra così assurdo pensare che anche solo un polacco possa aver avuto un atteggiamento di complicità con i nazisti, che restano in ogni caso gli artefici dell’olocausto. Eppure se si dichiara pubblicamente una cosa del genere in Polonia, anche non intenzionalmente, si rischiano multe salate e limitazioni della libertà.

E non finisce qui. La legge in realtà non riguarda solo lo sterminio degli ebrei, ma anche “altri crimini di guerra o contro l’umanità” e si estende anche a chi nega i crimini del nazionalismo ucraino tra il 1925 e il 1950.

Il provvedimento dunque, sembra voler controllare la diffusione delle pagine più controverse della storia della Polonia con un atteggiamento di chiusura e imposizione di una verità di stampo nazionalista.

In questo scenario, resta un dettaglio degno di nota: storici ed artisti non sono soggetti alle condanne che si rischia di incorrere con questo provvedimento. Infatti il comma 3 dell’articolo 55° recita che non ci saranno ripercussioni per chi commette i reati sovracitati nell’ambito di attività artistiche o accademiche. Uno spiraglio di oggettività? Oppure un modo per difendersi proprio dalle accuse di negazionismo che stanno piovendo in questi giorni sulla Polonia, ma che di fatto non avrà grandi risvolti nella pratica?

 

1 Comment

  1. Sono d’accordo con quanto sostenuto nell’articolo; aggiungo però che la scriminante per le attività artistiche e accademiche rischia semplicemente di accrescere la confusione e la discrezionalità nella applicazione della legge (se verrà firmata dal presidente Duda). Un professore universitario potrà dire la verità storica riguardo a ciò che è accaduto ma un insegnante di scuola media no? Alla ipotetica presentazione di un volume sulla Polonia durante il nazismo, nessuno dei presenti potrà “esprimere pubblicamente” il suo pensiero o le sue conoscenze, pena il rischio di vedersi multato o incarcerato?

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