Sicurezza sul lavoro: un nuovo ruolo sindacale nelle aziende

-di MAURIZIO BALLISTRERI-

Suonano davvero intollerabili le parole di commozione pronunciate da più parti, all’indomani del tragico incidente costato la vita a tre lavoratori in un’azienda metalmeccanica a Milano. Quanto è avvenuto è, però, solo l’ultimo episodio di una catena lunghissima di incidenti sul lavoro, una delle tante facce della nuova “questione sociale” che ha investito il Paese, assieme ai bassi salari e alla precarizzazione.

Eppure l’Italia ha una delle legislazioni in materia di lavoro tra le più avanzate al mondo e per tanti lustri il nostro sistema giuslavoristico ha rappresentato un modello per gli ordinamenti di altre nazioni, si veda lo Statuto dei diritti dei lavoratori, la legge 300 del 1970, e le stesse norme per la sicurezza sul lavoro compendiate nel Testo Unico n. 81 del 2008.

Il problema è che le leggi sul lavoro troppo spesso costituiscono solo un vincolo di natura formale per le aziende, alcune delle quali sull’altare della frenesia produttivistica e della competitività all’insegna del dumping sociale, sacrificano il rispetto dei diritti fondamentali dei dipendenti.

E in questo scenario è il caso che anche il sindacato ripensi alla propria funzione. Se si guarda a ciò che avviene in Europa, si può constatare che le organizzazioni dei lavoratori hanno poteri di codecisione assieme alle imprese sul molte materie, tra le quali la sicurezza, l’ambiente e l’igiene del lavoro. E’ il modello Di relazioni industriali della partecipazione, lanciato all’alba degli anni ’80 del secolo passato da Giorgio Benvenuto: nell’era della globalizzazione e della forte domanda di flessibilità da parte delle aziende, il sindacato in Italia deve avere funzioni di compartecipazione alle decisioni per meglio tutelare gli interessi dei lavoratori.

In questa direzione un provvedimento legislativo, di chiara ispirazione europea, di sostegno ai diritti di informazione dei sindacati nelle aziende, potrebbe essere un primo passo utile che i veri riformisti (non quelli sedicenti!) nel prossimo Parlamento potrebbero promuovere, per attuare il sempre valido obiettivo contenuto nel Programma fondamentale della socialdemocrazia tedesca, approvato a Bad Godesberg nel 1959: “Democrazia esige cogestione dei lavoratori nelle fabbriche e in tutta l’economia. Il lavoratore deve trasformarsi da suddito a cittadino dell’economia”.

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