2017: trend negativo per la spesa nel gioco (e per l’erario che se ne arricchisce!)


-di GIULIA CLARIZIA-

Il periodo delle feste che si sono appena concluse è notoriamente un momento dell’anno accattivante per i patiti del gioco a soldi.

Tra l’estrazione della lotteria nazionale e le tombolate in famiglia, sono molti gli italiani che nei giorni scorsi hanno messo mano al portafoglio nella speranza di gonfiarlo un po’. Ma le feste sono finite, e i giocatori occasionali si sono già ritirati a pensare alla strategia per non farsi raggirare dal Mercante in Fiera il prossimo anno. Tuttavia, il gioco d’azzardo è un’abitudine ben radicata nella nostra società, al punto che contribuisce non poco a rimpinguare le casse dello stato.

Proprio qualche giorno fa, l’Agenzia delle dogane e dei Monopoli ha pubblicato i dati relativi alla spesa delle famiglie nel gioco legale, sia fisico che telematico, con riferimento al 2016 e al primo semestre 2017. Si tratta di circa 19,4 miliardi di euro per il 2016, e di 9.3 miliardi per il primo semestre del 2017. Di queste cifre, più del 54% viene prelevato dall’erario.
Quello che è emerso da queste cifre, è che il trend del 2017 è in calo dell’1,8 % rispetto al 2016. Bisogna sottolineare che negli ultimi anni, nonostante la crisi, la spesa per il gioco aveva chiuso ogni anno in crescita.

Dall’analisi dei dati per Comuni, Roma si colloca al primo posto per spesa in termini assoluti, ma al secondo per spesa pro capite seguendo Milano, mentre Napoli si colloca al terzo posto. Al di là della popolosità, dunque, sembra che nelle grandi città si tenda a giocare di più, forse per concedersi un vizio ed evadere dallo stress del traffico e della frenesia della città, magari sperando di vincere un bel viaggio alle Maldive. Entra però nella top ten anche Prato, unica città con meno di 200.000 abitanti presente nella classifica.

Ritornando alla scala nazionale, stando alle statistiche si può dire che nel semestre del 2017 preso in esame, ogni cittadino si è giocato in media un euro al giorno tra slot, gratta e vinci, giochi online ecc.

Ora, volendo volare al di là dei numeri, è chiaro che la spesa non è ripartita in maniera omogenea sulla popolazione. Il dato che manca per valutare la portata del fenomeno è in quanti giocano in maniera assidua e in che misura. Che il gioco crea dipendenza è una storia nota. Ora con il boom del gioco online (che infatti al contrario delle cifre generali è in crescita), ci si può giocare la casa stando comodamente sdraiati a letto.

Quantomeno questo giro di soldi contribuisce alla spesa pubblica, ma se nel 2017 l’erario tintinnerà un po’ meno a causa del calo nel gioco, non c’è di certo ragione di lamentarsi. Meglio uno stato un po’ meno ricco ma i cui cittadini spendono (forse) in maniera più responsabile.

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