Il mio ricordo di Pietro Nenni

 -di EUGENIO BOZZELLO VEROLE-

Penso sia estremamente difficile per chiunque aprire un discorso su Pietro Nenni. Difficile aprirlo perché è un discorso che va al di là dell’uomo per divenire ed essere un discorso di umanità.

Altrettanto difficile chiuderlo e circoscriverlo perché come tutti i simboli verrebbero sminuiti e sviliti da una qualsiasi definizione. Pietro Nenni era ed è un simbolo non soltanto per noi socialisti.

Come De Gasperi non ha avuto l’esclusiva importanza per i democristiani e come Togliatti non ne aveva solo per i comunisti.

UN SIMBOLO NON HA UNA TESSERA DI PARTITO.

Anche se il nostro partito ne è stato arricchito per la presenza costante, per attività senza sosta e per l’esempio dato in tutti i campi di battaglia che hanno visto Nenni come fondamentale protagonista.

Certamente perché non c’è stato ambito nella storia del nostro Paese e del Socialismo dal quale Nenni sia stato assente. Con serenità, lucidità, equilibrio. Ma pur sempre combattente in prima linea.

La vicenda umana e politica di Pietro Nenni diceva giustamente Gaetano Afrè nella sua commemorazione ha visto la sia milizia protrarsi per un arco di tempo eccezionalmente lungo –oltre sett’anni – mai forse toccato da nessuno: un arco di tempo segnato da due Guerre Mondiali ed in mezzo ad esso la Rivoluzione Russa ed il fascismo, da lotte combattute in prima fila, dagli albori della nostra risorta democrazia fino all’ultimo giorno della sua vita: una vicenda che ha visto il bambino solitario ed ardente cresciuto tra i muri tetri di un orfanotrofio assurgere alla Vice Presidenza del Consiglio dei Ministri alle soglie della Presidenza della Repubblica a seggio di Senatore a Vita.

Sarebbe comunque banale ripercorrere le tappe di questi campi di battaglia.

L’hanno già fatto in molti e tutto ciò ormai fa parte della nostra storia e del Socialismo.

Ma ci sono cose che la Storia non dice e non dirà mai.

Sono le sensazioni gli affetti, le sofferenze le gioie e i dolori.

Tutto quello che in pratica non si riesce a definire perché è dentro di noi e non c’è vocabolario che lo contenga o che lo spieghi appieno. Anche il desidero di pace, di libertà di un mondo doveroso sono dentro di noi.

Ognuno li sente in modo diverso e pur tanto simile. Così come stente che, con la scomparsa di Pietro Nenni scompare qualcosa di tutti noi patrimonio comune irripetibile.

Ma resta anche qualcosa di molto gande dentro di noi: un patrimonio che non può essere tradito dall’interesse di partito, un patrimonio che se raccolto nella sua interezza e nel suo complesso può costruire una base per quel mondo migliore per cui Pietro NENNI si è battuto con forza, ben difficile da imitare per noi anche con la migliore buona volontà.

Nell’ultimo articolo scritto da Pietro Nenni: “Anno che va , Anno che viene” riemergono i ricordi di un tempi di fronte ad una situazione odierna tanto simile al passato nella sua drammaticità.

Soffiava il vento di liberazione, il vento che chiamavamo del Nord e niente appariva impossibile. La difficoltà, le atrocità degli uomini, tutti gli ostacoli erano per lui una rete difronte al vento.

Una barriera per sempre superabile da quel vento. Una barriera fittizia per chi voleva andare avanti spinto da un ideale senza altri aggettivi che quelli dell’umanità senza confini, sorretta e non schiava di un ideologia.

La stessa ideologia che ci ha visti battere in questi anni in difesa dei lavoratori a tutti i livelli che ci sono stati e ci sono possibili. Forse non come avremmo voluto e comunque con lo stesso impegno che trovava e trova anche sostegno nell’esempio di altri uomini, di uomini come Pietro Nenni.

Il suo grande impegno politico fu del tutto teso a far superare al movimento socialista tanto il massimalismo che il riformismo in una prospettiva coerente con le radici e la storia del socialismo italiano.

Il suo insegnamento può oggi aiutare tutti gli italiani a ritrovare la tensione necessaria per affrontare e risolvere in spirito di unità i problemi dell’emergenza. Un insegnamento che deve trovare una risposta certamente non solo nelle parole pur sincere di questa commemorazione.

Un insegnamento deve concretizzarsi nell’operato di socialisti a tutti i livelli d’impegno politico e amministrativo. Quello in cui lavoriamo oggi e nel quale saremmo chiamati a lavorare domani: nelle sedi dei Partiti, nelle piccole Amministrazioni ed in Regione.

Collocandovi come è giusto Uomini nuovi ma tali da fornire alla popolazioni ed al partito quella garanzia che han già dimostrato di poter dare, fondata sulla volontà sulla capacità e sull’efficienza lavorare per questi uomini, lavorare per il Nostro Paese sarà il modo migliore per ricordare concretamente e costantemente il Nostro Compagno Pietro Nenni.

Un mio ricordo personale che voglio lasciare qui e che vuole esser quello che per me è il riconoscimento personale per Nenni.

La mia ammirazione e considerazione per Pietro Nenni ebbero modo per manifestarsi anche in un episodio solo apparentemente minore ma dal forte significato simbolico.

Nel 1991, centenario della nascita di Pietro Nenni, scrissi al Ministro delle Poste , Dr Carlo Vizzini per segnalare che non era stata prevista l’emissione d’un francobollo per l’occasione e per chiedere ragione del fatto. La circostanza mi parve un gesto di ingratitudine grave, sia pure di una gravità rapportata alle dimensioni di un francobollo.

La commemorazione di un uomo politico mediante un’emissione filatelica, anche in Italia, non era un fatto inconsueto, e misi in luce al Ministro che era già successo anni prima, come, ad esempio, in occasione del 50° anniversario della morte di Antonio Gramsci, nel 1987, e per il centenario della nascita di Alcide DE GASPERI nel 1991, ed altrettanto era avvenuto nel 1974 per i 100 anni dalla nascita di Luigi Einaudi; quale esempio, potei ancora portare l’emissione del francobollo in occasione del trentennale della Repubblica, con l’effige dei rimi sei presidenti: De Nicola, Enauidi, Gronchi, Saragat, Leone. Mi meravigliò non poter vedere fra questi personaggi la figura di Pietro Nenni.

Lo sentivo profondamente come iscritto al Partito Socialista da subito dopo la liberazione, che aveva avuto grande ammirazione per la grande svolta politica portata avanti da Nenni e che quindi lo ritenevo – come tutt’ora lo ritengo – un Grande Personaggio da ricordare. Per questo scrissi al Ministro Vizzini, mandando la lettera per conoscenza anche al Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, al Vice Presidente Claudio Martelli e al Segretario del PSI Bettino Craxi.

Tra l’altro, Andreotti fu assai sollecito a rispondermi, condividendo la mia iniziativa e intervenendo direttamente presso il Ministro, ma pronto fù pure l’appoggio di Craxi e di numerose altre Personalità. Con mia grande soddisfazione il francobollo è stato realizzato. Sono contento che l’iniziativa che avevo proposto, sollecitato e sostenuto abbia trovato tante favorevoli risposte e che il francobollo sia divenuto realtà.

Io credo che, anche se si trattava di un piccolo francobollo, Pietro Nenni avesse diritto a questo riconoscimento.

In ultimo prima di salutarvi vorrei dirvi ciò che dissi a Torino, presiedendo un convegno su Pietro Nenni: “Quando ero sindacalista alla Fiat, membro della Commissione interna della FIOM CGIL, il nostro partito si stava attrezzando per entrare al Governo, dopo gli anni 57/58, anni di molta tensione. Feci allora una dichiarazione in questo senso: “L’ingresso al Governo di Pietro Nenni, l’uomo che aveva fatto la Settimana Rossa, era una garanzia non solo per i Socialisti , ma per tutti i lavoratori. Quindi, anche il partito comunista di allora doveva cambiare atteggiamento nei nostri confronti, così come le forze dell’ordine, dato che, quando c’erano gli scioperi il Battaglione Padova veniva a presidiare i cancelli.”

Pietro Nenni mi rispose per iscritto, con parole che merita ricordare:

“Caro Compagno Bozzello ho letto sulla Stampa la tua bella dichiarazione. Ti sono grato del ricordo della settimana rossa. Mutano i mezzi e i metodi di lotta: L’animo è sempre quello!”

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fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

One thought on “Il mio ricordo di Pietro Nenni

  1. Grazie, leggendo queste righe mi sono commosso, da socialista autonomista non pentito. Saluto come Lo salutammo al Suo funerale. Ciao Nenni!!

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