Lettera aperta al nuovo presidente della regione siciliana Nello Musumeci


 

-di MAURIZIO BALLISTRERI-

La nuova legislatura regionale si apre in modo estremamente problematico. Non solo la questione eticamente sensibile dei cosiddetti “impresentabili”, che non può essere liquidata con l’affermazione “li hanno voluti i partiti”, pendant della imperiosa rivendicazione dell’applicazione del Manuale Cencelli nella ripartizione degli incarichi di governo, di sottogoverno e della burocrazia regionale, ma anche, e soprattutto, la drammatica questione del buco nel bilancio regionale.

E, sul punto dello stato della finanza regionale, non serve lanciare accuse contro chi ha governato prima, perché se è vero che l’on. Crocetta ha rinunziato incredibilmente a miliardi di euro di crediti certi nei confronti dello Stato centrale, non ponendo rimedio alle negative gestioni delle partecipate, non si può omettere di ricordare l’azione disastrosa dei governi, tutti di centro-destra tranne la parentesi di quello presieduto dall’on. Capodicasa, nella Seconda Repubblica. Come dire che il presidente Musumeci farebbe bene a contestare Crocetta in uno con i suoi compagni di strada!

Come uscire da questa situazione prossima al crack politico e finanziario?

Uno dei temi strategici è il rilancio dello Statuto speciale.

A proposito dello Statuto autonomistico della Regione siciliana si adopera spesso la definizione di “Statuto tradito”, per evidenziare la mancata (e dolosa!) attuazione da parte dello Stato centrale e, sovente, la subalternità nei suoi confronti di buona parte delle classi dirigenti siciliane. Bisogna avere il coraggio, a costo di rompere anche con i propri alleati, di aprire una vertenza istituzionale con il governo nazionale, con questo e con quello che dopo le elezioni del 2018 verrà (anche se sarà di centro-destra!), per riaffermare la natura pattizia dello Statuto Speciale: un patto politico contratto nel 1946 tra due soggetti, uno giuridicamente costituito e dotato di sovranità, lo Stato italiano, l’altro senza personalità giuridica ma come soggetto storico-politico di fatto, il popolo siciliano costituito in Nazione. Un patto che, mutatis mutandis in Spagna, avrebbe evitato la drammatica vicenda del tentativo di secessione catalana.

Riaffermare la specialità autonomistica, in primo luogo la potestà fiscale, legata però a logiche di rigore nei conti pubblici, nel quadro di una alleanza delle regioni meridionali. Ciò che manca al Sud infatti, è il suo essere “soggetto”. Proviamo a immaginare una macroregione meridionale e il quadro cambia in modo radicale. Se l’economia del Sud non fosse frantumata in sei o sette regioni e fosse integrata, avrebbe un Pil superiore a quello della Lombardia, che è fra le cinque regioni con il prodotto interno lordo più elevato d’Europa. E sarebbe equiparabile, o in alcuni casi addirittura superiore, a quello di molti Stati europei di media grandezza, come Danimarca, Svezia, Belgio, Austria, Irlanda e Portogallo.

L’integrazione, economica ma non istituzionale, considerando la specialità siciliana, a partire dai fondi europei e dalla sinergia tra gli investimenti previsti nel recente cosiddetto “Masterplan per il Sud”, delle attuali regioni del Mezzogiorno, trasformerebbe il Sud da entità subalterna a soggetto protagonista, creando valorizzazioni strategiche ed economie di scala in materia di investimenti sulle infrastrutture materiali e immateriali: tre esempi l’alta velocità, la banda larga in tutto il Meridione, un grande hub portuale internazionale.

Finirebbero così, le rivendicazioni specifiche, togliendo ai cacicchi locali, come quelli siciliani, la gestione senza controllo delle risorse.

Al presidente Musumeci è legittimo chiedere di liberarsi dalla Camicia di Nesso dei cacicchi della sua maggioranza, di aprire una vertenza istituzionale ed economica con il governo centrale e di promuovere una grande alleanza per il Sud. L’alternativa è quella tristemente descritta da Pietrangelo Buttafuoco nel su ultimo “Strabuttanissima Sicilia”: “A sessant’anni dalla morte di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, la sua Sicilia situata in perpetua quarantena, lontana da tutto – anche dalla contemporaneità – abita l’apnea di una malia: la famosa bella addormentata cui una magia ha sospeso la vita”.

 

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