Una sinistra di popolo contro le “due destre” in Italia


 

-di MAURIZIO BALLISTRERI-

Il 3 dicembre a Roma nascerà un nuovo soggetto politico della sinistra in Italia. Ad esso aderiranno donne e uomini di culture e tradizioni politiche diverse, ma accomunati dalla volontà di ricreare un’aggregazione in grado di rilanciare i valori, come si diceva un tempo, di libertà e giustizia sociale, che, pur nelle diversità e spesso nelle drammatiche contrapposizioni prodotte dalla temperie ideologica del ‘900, hanno rappresentato il filo rosso comune della sinistra nel nostro paese e nel mondo.

Non una sommatoria di sigle dunque, da Sinistra Italiana a Mdp, da Possibile ai Socialisti sino, come auspicabile, ai movimenti civici riunitisi al Brancaccio e magari alle forze che si richiamano ad una lettura tradizionale del marxismo, ma un nuovo soggetto che eviti il politicismo e le logiche di autoconservazione del ceto politico, con tutte le derive professionistiche ad esse connesse, e che, come stanno facendo, ad esempio, il laburista Corbyn in Inghilterra e l’alleanza tra socialisti e altre forze di sinistra in Portogallo, parli alla gente, al popolo: già, per dirla con Bertold Brecht, faccia sì che “il popolo ritorni in scena”.

E quindi, i temi del lavoro in primo luogo, per ridefinire e allargare il catalogo dei diritti del lavoro e contrastare disoccupazione e precarizzazione; il superamento delle stolide regole europee in materia economica, vera e propria camicia di Nesso contro lo sviluppo dell’economia e il superamento degli squilibri territoriali; l’impegno per ridurre la pressione fiscale, ma non come vorrebbe il centro-destra con la flat-tax, che avvantaggerebbe solo i ricchi, ma ripristinando la progressività delle imposte, prescritta dalla Costituzione, secondo il modello della legge-Preti del 1973 attuata da Visentini.

C’è bisogno di sinistra in Italia, per contrastare uno dei paradigmi della politica europea, fondato su di una dialettica tra una destra cosiddetta “sovranista”, lettura aggiornata del vecchio nazionalismo plebiscitario, e una destra liberista e tecnocratica con qualche vago riferimento ai temi sociali, letti e affrontati secondo la logica delle “mance”. L’omaggio a Macron all’Eliseo da parte di Renzi, leader di un partito democratico che ha promosso politiche economiche e sociali di impronta liberista, dal Job Act alla cosiddetta “Buona scuola”, bocciate dai cittadini nel voto per il referendum costituzionale del 4 dicembre dello scorso anno, che ha impedito la deriva oligarchica all’Italia, e l’assist di Eugenio Scalfari, che nonostante la venerandissima età continua a tentare (a onta delle sconfitte del passato) di muovere le fila della politica nazionale, a Berlusconi, sono segnali inequivocabili dell’idea di replicare anche in Italia l’operazione transalpina, di un’alleanza senza riferimenti storici e culturali, legato alle élites della finanza e delle banche, con un linguaggio populista e accattivante che si collochi al centro dello scenario politico.

Anche per questo serve la ricostruzione della sinistra in Italia.

 

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