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A quattordici anni dall’arresto di Michael Jackson, le denunce per molestie 2.0


-di GIULIA CLARIZIA-

Il 20 novembre 2003, il cantante Michael Jackson si costituì alla polizia californiana dopo l’emissione di un mandato di arresto nei suoi confronti per molestie su minori.

Già nel 1993 il cantante era stato accusato di molestie dalla famiglia del ragazzo Jordan Chandler, che denunciò di essere stato coinvolto in atti sessuali e solo dopo la morte della pop star confessò di essere stato spinto a mentire dal padre, in bancarotta, per ottenere, come poi avvenne, un cospicuo risarcimento dal cantante.

Alla fine del controverso processo, nel 2005, Jackson venne assolto da tutte le accuse. Le parole “pedofilia” e “molestie”, però, lo accompagnarono per tutto il resto della sua vita.

Senza entrare nel merito del processo, la pop star di fama mondiale fu accusata di aver intrapreso atti osceni nei confronti di un ragazzo che dopo essersi improvvisamente ammalato di cancro, aveva espresso il desiderio di conoscere il suo idolo. Jackson mantenne stretti rapporti sia con il ragazzo, Gavin, sia con il resto della sua famiglia, che fu più volte invitata a trascorrere dei soggiorni nel suo ranch di Neverland.

Le denunce arrivarono qualche mese dopo la diffusione del documentario Living with Michael Jackson di Martin Bashir, cioè l’esito di otto mesi di interviste che furono dimostrate essere state manipolate e montate dal giornalista per mettere sotto cattiva luce il cantante.

Quello che fece scandalo fu che dall’intervista emerse che Jackson ospitava numerosi bambini nel suo ranch, ispirato alla fiaba di Peter Pan, e che li lasciava dormire nel suo letto.

Dopo l’episodio del ’93, di nuovo Jackson venne posto negativamente sotto i riflettori.

La campagna mediatica di quei mesi è ricordata come una delle pagine più vergognose della storia del giornalismo. Si insistette più sullo scandalo che sulla veridicità delle informazioni, cercando la colpevolezza che fa notizia e ascolti, al punto che durante lo stesso processo si fece più volte riferimento al comportamento screditante dei talk show e di alcuni giornalisti.

Se la storia insegnasse, oggi forse i fan della serie tv House of cards potrebbero attendere la stagione successiva. Invece, la storia non insegna, neanche quella più recente.

Le accuse di molestie all’interno del mondo dello spettacolo stanno spuntando come funghi, al punto da essere diventate l’argomento cult sulla bocca di tutti. Dal pluripremiato Kevin Spacey al regista Fausto Brizzi, passando per le denunce di Asia Argento ad Harvey Weinstein, nessuno sembra poter sfuggire a questo vortice di rivelazioni.

Innanzitutto, c’è da dire che dal lontano 2005 le accuse di molestie hanno preso un aspetto 2.0. In tutto questo trambusto che sta avendo anche conseguenze pesanti sulle carriere degli accusati, fa abbastanza riflettere il fatto che le vittime non si stiano interessando tanto al sistema giudiziario, ma al vero spietato giudice della nostra epoca, il grande pubblico, che ora ancor più di prima con i mezzi di comunicazione di massa potenziati all’ultimo grado, sembra poter distruggere vite e carriere più di un ergastolo. È la conseguenza di un sistema di giustizia che non funziona, per cui si è dovuto ricorrere a mezzi alternativi?  Oppure si tratta dell’ennesima moda da social che a questo giro però sta toccando un argomento di una serietà che merita ben più di un mi piace su Facebook? In entrambi i casi, c’è qualcosa che non gira nel verso giusto.

Telefonate anonime, racconti risalenti a più di trent’anni or sono, il silenzio per costruire una difficile carriera che ha pesato come un macigno di cui adesso, finalmente, ci si può liberare.

 Eppure, se denunciare è doveroso, ci sono alcuni elementi che lasciano perplessi.

Le molestie sessuali sono una cosa molto seria, e su questo non ci piove. Tuttavia, l’ingenuità che stanno venendo fuori queste settimane ha del paradossale. Che ci sia del marcio a Hollywood (come ovunque girino soldi e fama) di certo non è la novità del 2017. Noi che siamo il paese del bunga bunga dovremmo sapere bene quanto facilmente la situazione ad un festino possa degenerare. Che l’uomo sia lascivo (inteso genericamente come animale, perché non è che le donne siano asessuate) non è una novità e chiunque abbia un minimo di testa sulle spalle dovrebbe tenerlo presente prima di mandare i propri figli a dormire con Michael Jackson, a un festino a Hollywood o a fare provini a casa di chicchessia. Se lo accetti in nome della carriera o dei soldi, per quanto traumatico sia, alimenti in prima persona quel circolo vizioso e i più estremi potrebbero anche chiamarla “prostituzione”.

Sicuramente nella pioggia di denunce di questi giorni c’è del vero e dell’autentica sofferenza, e magari qualcuno ha approfittato della situazione per essere ascoltato. Mettersi contro a un potente può essere difficile a livello pratico oltre che psicologico. Si può non essere ascoltati, o addirittura subire delle ritorsioni.

Non si può negare però, che come purtroppo ormai accade spesso, tutto diventa occasione per darsi un tono, fare scandalo, parlare a sproposito. In questo caso però chi lo fa, insulta chi davvero nella sua vita ha subito delle molestie e l’impatto psicologico che esse comportano.

Proprio perché si parla di questioni gravi, in un mondo sviluppato non è accettabile che la gogna arrivi prima della condanna, come è successo nel caso di Kevin Spacey.

E soprattutto quello che spiazza è che ora che è scoppiata questa bolla, un’avance indesiderata appare come un fatto inaccettabile e di cui si deve discutere per settimane. Qualche mese fa invece uno  stupro di gruppo su una quindicenne era una “bambinata” di cui ci si è dimenticati dopo due giorni, e magari se l’era pure “cercata”.

Per concludere citiamo l’avvocato Bernardini De Pace che in un’intervista rilasciata qualche giorno fa su Linkiesta parla della criticità del denunciare molestie e stupri dopo un lasso di tempo così lungo come sta spesso accadendo in questi giorni: “Mentre al momento in cui è avvenuta una molestia, sapevo perfettamente chi era il carnefice e chi la vittima, oggi la vittima si fa carnefice (…). Perché comunque fai del giustizialismo, non stai mettendo a posto le cose con il senso della giustizia, stai vendicandoti”.

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