Tullio Vinay laico e cristiano prestato alla politica


 

-di MATTEO VISMARA-

In un frangente storico e politico come questo mi piace scrivere e soffermarmi (mi si consenta e conceda in modo quasi pedagogico), su figure che hanno dato lustro con la loro testimonianza ad un modo di fare politica diverso e lontanissimo da come oggi siamo abituati a vivere e vedere!

Tullio Vinay fu Pastore protestante e politico, o meglio uomo prestato alla politica in quanto fu Senatore dal 1976 al 1983 nelle fila della Sinistra Indipendente, quella frangia che allora veniva definita come il gruppo degli Indipendenti del Pci.

Mi piace parlare di questa figura che mi ha sempre affascinato e tutt’ora per me esempio di come affrontare l’impegno politico e l’amministrazione della Cosa pubblica.

Ho conosciuto due persone che , per la loro vicinanza culturale religiosa e politica, hanno frequentato per molti decenni Vinay: il pastore e parlamentare dei cristiano- sociali Domenico Maselli e il Pastore e Teologo Paolo Ricca, due figure importantissime del panorama protestante Italiano.

Questi due grandi personaggi mi hanno accennato e raccontato la vita di Vinay dal punto di vista della sua vera vocazione di vita: la vocazione all’Agape e per L’ Agape , ossia per l’amore a tutto tondo in tutte le attività e per l’intera sua vita.

I loro aneddoti sono stati per me molto edificanti, soprattutto per conoscere il lato più umano di questa figura così poliedrica e feconda.

Vinay nacque nel 1909 e morì nel 1996 attraversando praticamente tutto il secolo cosiddetto breve , ossia il ‘900. I capisaldi come dicevamo poco sopra della vita di Vinay furono l’amore, la pace e l’Evangelo di Cristo sempre coerenti e applicati nella vita senza tentennamenti e coerentemente a costo anche di pesanti contestazioni.

Il rischio, soprattutto oggigiorno, è quello che anche le eredità più preziose possono non trovare eredi ed essere perciò neglette e, alla fine , dimenticate. Vorrei non fosse questo il caso e per quanto mi riguarda spero, con questo breve scritto, di farne capire almeno in parte l’importanza della testimonianza ancora valida ai giorni nostri perché Vinay fu un moderno precursore dei tempi.

Prenderò alcuni passi dal libro pubblicato dalla figlia Paola dove racchiude davvero un piccolo tesoro di sapienza e di conoscenza.

Chiedeva Paolo Ricca a Vinay: ”Dimmi Tullio, qual è stata la tua esperienza di pastore nel Senato della Repubblica”? Lui rispose ”È stata questa – rispose – che più spieghi chiaramente cos’è

l’ Evangelo e ciò che esso comporta , meno la gente ti sta a sentire”. Il paradosso di questa risposta si può leggere nel fatto che credeva fermamente nella parabola del seminatore.

Non importa dove e quando semini. L’importante che almeno un poco di ciò che hai seminato non vada perduto.

Testimonianza sempre, ovunque con chiunque in qualsiasi luogo anche quelli più ostili o indifferenti.

Nella sua lunga e impegnatissima vita ha fondato il centro Agape e il centro di Riesi, dove il lavoro svolto, soprattutto nel secondo, furono di aiuto concreto ai contadini e alla popolazione più debole della Sicilia.

Lotte contro la mafia e i padronati, la vecchia aristocrazia siciliana e contro quella mentalità che impregnava di omertà tutto ciò che circondava la realtà esistente.

Mi vorrei soffermare soprattutto sulle battaglie politiche al Senato dove, il Pastore Vinay, si battè fortemente per la Pace tema attualissimo.

Fu un convinto pacifista e ciò è apparso chiaro già durante la seconda guerra mondiale dove contestò le leggi razziali, il fascismo e difese e protesse moltissimi ebrei.

Al Senato non perse occasione per schierarsi contro la corsa agli armamenti e il riarmo, infatti coerentemente durante il dibattito in aula sulla questione delle spese destinate alla Difesa fu l’unico voto contrario convinto che “la pace non si difende con le armi”.

Dichiarò che era “sconcertante che nella relazione si affermasse che l’ammodernamento delle forze armate assicurasse occupazione, sviluppo e potenzialità di esportazione”. Auspico invece una riconversione industriale con la fattiva collaborazione dei sindacati, […] tanto più che i sindacati che proteggono il lavoratore non dovrebbero sopportare che il lavoratore italiano produca ciò che serve ad uccidere i lavoratori di altre nazioni. E la esportazione […] si dirige proprio verso i paesi più dittatoriali. Possiamo fare altre esportazioni con le stesse industrie, inviando all’estero materiale per lo sviluppo dei paesi arretrati, fornendo mezzi di vita e di sostentamento e non mezzi di distruzione[…] Le armi uccidono anche se non sono usate, perché tolgono il pane ai popoli che non hanno da mangiare.”

Come si può notare uno dei semi di Vinay e indubbiamente l’unità, nella sua vita tra Parola e azione, tra fede e opere. Predicatore instancabile in ogni luogo e ambito come ho già sottolineato. Arrivò addirittura a proporre di istituire un Ministero della Pace sottolineando come la violenza non è mai fonte di liberazione.

Parlò profeticamente anche del modello economico che stava degenerando senza che nessuno facesse riflessioni e senza pensare alle nefaste conseguente in un futuro nemmeno troppo lontano.

Diceva: ”Sempre un maggior numero di pensatori e scienziati sono spaventati dalla macchina che l’uomo ha fabbricata e che oramai lo domina. Sono sempre più allarmanti per il prossimo futuro[…] perché il mondo sembra aver cominciato il “conto alla rovescia” e uscite non se ne vedono, né si hanno proposte valide per evitare la catastrofe”.

Sottolineò anche le disuguaglianze nel mondo, la fame, le ingiustizie sociali e soprattutto la mancanza di visione a tutto tondo dei governanti verso le classi più deboli e indifese.

Questi sono solo alcuni dei punti saldi della vita di Vinay.

Chiaramente non si può riassumere una vita così intensa in poche righe ma vorrei davvero che questo articolo fosse da stimolo e da pungolo per far vedere un’altra faccia possibile di come fare politica sia da cristiano che da laico.

Concludo citando Goethe: alle volte sia con amici e persone care sia con figure che non conosciamo ma ammiriamo da lontano si possono avere davvero delle fratellanze per finalità elettive. Ecco io , pur non avendo conosciuto Tullio Vinay lo sento vicino sia come pastore che come maestro di politica e Verità. Il modo pulito, impegnato e sincero di fare politica di molti uomini di quella generazione deve diventare anche il nostro affinché non le parole ma la testimonianza possano dare speranza alle persone e all’umanità.

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