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Valls, il suicidio di un traditore seriale


Bisogna ammetterlo: con le sue scelte, Manuel Valls si è fatto pochi amici e in futuro ancor meno conoscenti vorranno intrattenere rapporti di maggiore familiarità con lui considerata la rapidità con la quale abbandona tradisce. Con Emmanuel Macron, il neo-presidente, ha condiviso l’esperienza di governo. Non erano legati da un particolare rapporto di simpatia, tutt’altro. Ma non gli stava simpatico nemmeno Benoit Hamon, il candidato socialista bruciato come Giovanna d’Arco sul rogo elettorale a causa del suo misero sei per cento. Quando quest’ultimo lo ha battuto alle primarie, lui ha preso cappello e annunciato che avrebbe sostenuto il vecchio, poco amato compagno di governo. Un po’ per saltare sul carro del vincitore (si usa anche in Francia) e un po’ per fare un dispetto al vecchio partito che pure lo aveva trascinato (con risultati deludentissimi) alla guida del Paese in qualità di capo del governo.

Non ha atteso nemmeno la proclamazione dei risultati elettorali per “firmare” la dichiarazione di “morte presunta” del Psf e presentarsi, col cappello in mano, alla porta del nuovo Bonaparte confidando in una candidatura alle prossime elezioni sotto le insegne del neonato movimento Republique en marche. Lo hanno immediatamente respinto: il posto dove lui vorrebbe presentarsi è stato già promesso ad altri (o, per la precisione, altre). Quindi, a scanso di equivoci, la comunicazione di Jean-Paul Delevoye, l’ex neogollista che si sta occupando delle liste elettorali per Macron (a conferma che destra e sinistra saranno pure defunte ma tutti da qualche parte arrivano): “Non soddisfa i criteri”. Dunque, non lo candideranno né “al suo paese” (dove pure lo hanno chiaramente mandato) né in altri paesi della Francia.

Poi l’ultima porta in faccia gliel’ha sbattuta il segretario del partito che l’indomito Valls aveva dichiarato defunto, cioè Jean-Christophe Cambadelis che ha annunciato l’apertura nei confronti del premier in uscita di una procedura di espulsione. Manuel Valls è agevolmente rintracciabile nella fotografia scattata tre anni fa alla Festa dell’Unità bolognese. Una corona di leader europei tutti più o meno caduti in disgrazia. All’epoca Matteo Renzi, che volle quella “foto di gruppo”, li ridusse in camicia (bianca); Valls adesso, da quella sua irrefrenabile pulsione a tradire per ambizione, si è ridotto da solo in mutande.

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