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L’ipocrisia new age di Mark Zuckerberg


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-di FEDERICO MARCANGELI-

Poco tempo fa il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, si è proposto come nuovo teorico dell’uguaglianza e della globalizzazione. In un lungo discorso (proposto ovviamente sulla sua piattaforma) ha esaltato lo spirito globalista che dovrebbe muovere il mondo. Un sentimento di unione che (a suo dire) non è stato presente in questi anni.
“Diffondere prosperità, libertà, pace, progresso e sconfiggere il terrorismo, il cambiamento climatico e la povertà. Per progredire l’umanità deve unirsi, non pensare in termini di città o nazioni, ma come se fosse una comunità globale” ed in quest’ottica chi viene in soccorso della “povera” umanità? Facebook ovviamente. “La mia speranza è di costruire nel lungo termine una infrastruttura sociale per unire l’umanità (…) una comunità informata, sicura, impegnata dal punto di vista civico, inclusiva. Tutte le soluzioni non arriveranno solo da Facebook, ma noi potremo giocare un ruolo, credo”.
In questa esaltazione della sua creatura cita anche le “vecchie” comunità (lo sport, la chiesa, i ritrovi sociali) che però si stanno sfilacciando nel corso degli anni. La domanda che sorge spontanea è: non sono proprio i social tra le cause principali di questo degradamento dei rapporti umani? Per Zuckerberg no, anzi: “Possono rafforzare il tessuto sociale
”.
Continuando con la lettura del suo trattato ideologico emerge sempre lo stesso filo conduttore: il ruolo centrale del social network e della tecnologia nel miglioramento del mondo.
Si esalta ad esempio la raccolta fondi di Facebook per il Nepal oppure la sua funzione di “salvataggio” dei soggetti a rischio suicidio “mettendoli in contatto con i loro amici” (affermazione tutta da verificare).
Non sono esenti dal discorso le “Fake News” (notizie false): “L’accuratezza delle notizie è molto importante e una questione molto seria (…) ma stiamo attenti perché è molto labile la linea tra bufale, satira e le opinioni, e la libertà di opinione è fondamentale”. Dietro questo paravento risiede in realtà un’altra motivazione: il guadagno. Le notizie inventate generano guadagni per milioni di euro ed attuare una seria politica di repressione diminuirebbe notevolmente gli introiti del colosso. Senza contare che un sistema di “news check” implicherebbe un investimento importante di risorse da parte dei Zuckerberg.
Tirando le somme, l’intero discorso del milionario appare come una gigantesca operazione di marketing, mascherata da trattato sociale.
L’ipocrisia regna sovrana in tutte queste idee di pseudo-coesione, che il “pianeta Facebook” è il primo a ledere. Un’azienda che fa di tutto per eludere la tassazione generando ancora più squilibri nella distribuzione della ricchezza globale. Un fondatore che ha un patrimonio personale di 59.9 Miliardi di dollari, promessi in beneficenza ma che confluiranno in una società a lui intestata (e non in una ONG).
Ma non c’è da stupirsi; non sarà ne il primo ne l’ultimo milionario a professarsi “salvatore dell’umanità” solo a parole.

Informazioni su fondazione nenni ()
Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

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