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Raggi,Romeo e la paralisi di Roma tra buche, “monnezza” e polizze


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-di VALENTINA BOMBARDIERI-

Una polizza da 30 mila euro stipulata da Salvatore Romeo. Il beneficiario della polizza è Virginia Raggi. Per chi non lo sapesse Salvatore Romeo è quel funzionario comunale che la Sindaca di Roma ha nominato capo della sua segreteria aumentandogli lo stipendio da circa 39 mila euro annui a 110 mila euro, ridotti poi a 93 mila euro dopo il parere negativo dell’Anac. Un aumento di stipendio di circa il 138%.

Era il gennaio 2016 quando Romeo mutò il destinatario del capitale. Prima ancora che Virginia Raggi diventasse sindaco. Dal 2013 in poi, Romeo avrebbe investito circa 100 mila euro su una decina di polizze vita: tra i beneficiari anche alcuni attivisti M5s. Un titolo finanziario che il sindaco avrebbe potuto riscattare alla scadenza, pensato forse per passare almeno inosservato, visto che sotto i cinquantamila euro investimenti del genere non vengono sottoposti ai controlli dell’antiriciclaggio (che verifica sia la provenienza dei finanziamenti, sia i beneficiari, altrimenti coperti da privacy).

Una polizza che si può riscuotere anche prima della morte. Sorge, poi, una curiosità legittima. Come fa un vigile urbano con uno stipendio di 39 mila euro a investire in polizze assicurative circa 100 mila euro? Non stiamo parlando di una cifra esorbitante ma di una somma comunque cospicua, soprattutto in rapporto a uno stipendio al netto piuttosto modesto.

La Raggi fa spallucce e con voce angelica afferma di essere sconvolta e all’oscuro di questo regalo. “Ho spiegato ai magistrati che non ne sapevo nulla, né potevo saperlo visto che si tratta di polizze di investimento che non presuppongono la firma del beneficiario e soprattutto secondo la stessa procura ‘non costituirebbero fatto penalmente rilevante in quanto non emergerebbe un’utilità corruttiva. Non ho ricevuto un solo euro e sto valutando con i miei avvocati di querelare chiunque in queste ore – anche sui giornali – inventi o ipotizzi che io possa aver ricevuto un vantaggio da questa operazione, a me totalmente ignota sino a ieri pomeriggio”.

Salvatore Romeo affida la sua versione dei fatti a Facebook. “L’ho scelta per una grande stima e amicizia, non c’è stata e non c’è alcuna relazione. Stanno tirando in ballo la sindaca di Roma, Virginia Raggi, e il MoVimento 5 Stelle con mio sommo dispiacere”. “Ho stipulato diverse polizze vita perché offrivano un rendimento certo. Inoltre queste polizze mi offrono, come a tutti gli investitori, la possibilità di incassare il capitale con un riscatto totale o parziale in caso ne abbia bisogno. Questi prodotti finanziari prevedono l’indicazione di un beneficiario terzo in caso di morte del contraente. Quindi, solo in caso di mia morte, eventualità su cui certamente non ho scommesso, il capitale andrebbe all’eventuale beneficiario. Non avendo moglie né figli, ho indicato fra i beneficiari, sempre e solo in caso di mia morte, le persone che più stimo”.

La questione della polizza resta politicamente devastante, seppur “irrilevante” come dicono i magistrati da un punto di vista penale. I chiarimenti della Raggi non spengono tutte le perplessità, soprattutto nello stesso mondo grillino dove tanti militanti manifestano attraverso il web il loro sconcerto. Anche perché questa è l’ultima puntata di una fiction cominciata subito dopo le elezioni punteggiata da dimissioni, avvisi di garanzie e indagini. E se sugli aspetti penalmente rilevanti si pronuncerà la magistratura, sulle capacità della sindaca relativamente alla scelta dei propri collaboratori, come ha affermato Giorgia Meloni, i cittadini della Capitale hanno tutto il diritto di sollevare qualche dubbio ed esprimere forti critiche. Anche perché nel frattempo la città appare paralizzata, incapace di progettare il futuro, ripiegata su se stessa, ammirata per il suo passato ma sbeffeggiata per il suo presente. Appare sempre più ampio il baratro che divide Roma non solo dalle altre grandi capitali europee, ma anche rispetto a Milano che, non a caso, lo scorso anno ha richiamato più turisti di quanti ne abbia richiamato una metropoli con quasi duemila e ottocento anni di storia, con una stratificazione archeologica, culturale, architettonica straordinaria. Però queste cose andrebbero valorizzate e non sono certo i marciapiedi ricoperti di carte e di cicche o le strade trasformate in campi da golf con un numero infinito di buche o i bus che regalano tempi di attesa pienamente in linea con l’eternità della città, gli strumenti di un marketing efficace.

E poi la trasparenza che i pentastellati hanno agitato come una bandiera, presenta diverse smagliature. Ad esempio la decisione del tesoriere della campagna elettorale del sindaco, Andrea Mazzillo (attuale assessore al bilancio) che ha secretato tutti i versamenti sotto i 5mila euro. Il caso Roma solleva dei dubbi sul metodo di selezione di questa nuova classe politica. Internet doveva allargare il campo, almeno nelle dichiarazione degli anni felici dell’esperienza pentastellata; al contrario sembra aver partorito gruppi sempre più chiusi, i “quattro amici al bar” della chat di Telegram nelle cui mani sono state consegnate le chiavi del Campidoglio. L’onestà è una pre-condizione essenziale per fare politica, ma poi ci vuole la qualità e di questa, al momento, i cittadini romani dalla loro sindaca, dopo otto mesi, certo non hanno avuto prova.

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